Glossario
Canelli DOCG
La Canelli DOCG è una denominazione piemontese di recente istituzione, riconosciuta a livello europeo nel 2023 e nata dalla precedente sottozona Canelli della DOCG Asti. Comprende 17 comuni nella zona di confine tra le Langhe e il Monferrato, nelle province di Asti e Cuneo, a quote comprese tra i 150 e i 600 metri. Il vitigno utilizzato è esclusivamente il Moscato Bianco; il disciplinare prevede le tipologie Canelli Moscato e Canelli Moscato Riserva.
La vendemmia manuale è obbligatoria e le rese sono rigorosamente limitate. Caratteristiche del Moscato Bianco della zona di Canelli sono un profumo aromatico delicato di fiori, albicocca e pesca, con una tipica fresca acidità. La nuova DOCG sottolinea l'importanza storica della zona di Canelli per la cultura dello spumante italiano: è qui che, a partire dalla metà del XIX secolo, sorsero le prime grandi case produttrici di spumanti italiani, le cui cantine sotterranee a volta caratterizzano ancora oggi il paesaggio del luogo. Tutto sui vini Moscato. – SUPERIORE.DE
Cannellino di Frascati DOCG
Il Cannellino di Frascati DOCG è una denominazione di vino dolce della regione di Roma e del Lazio, proveniente dai Castelli Romani, sul versante settentrionale dei Colli Albani, elevata a DOCG dal 2011. È ottenuto da uve Malvasia bianca di Candia e/o Malvasia del Lazio (detta anche Malvasia Puntinata) in una percentuale minima del 70%, integrate da un massimo del 30% di Bellone, Bombino bianco, Greco bianco, Trebbiano toscano e Trebbiano giallo. La zona di produzione comprende i comuni di Frascati, Grottaferrata e Monte Porzio Catone, nonché parti di Roma e Montecompatri.
Le uve vengono raccolte tardivamente e in parte appassite sulla vite; nelle annate favorevoli si sviluppa la Botrytis cinerea, la cosiddetta "muffa nobile", che conferisce un'ulteriore concentrazione aromatica. Caratteristici sono un colore giallo-dorato intenso, un profumo aromatico di miele, albicocca e frutta esotica, nonché un sapore dolce con una freschezza acidula ben preservata. Tutto sui vini da dessert. – SUPERIORE.DE
Cannonau di Sardegna DOC
Il Cannonau di Sardegna DOC è una denominazione sarda e il vino rosso di riferimento dell'isola, riconosciuto dal 1972. È prodotto con l'uva Cannonau (almeno l'85%, almeno il 90% per la versione Classico), nota a livello internazionale anche come Grenache; la zona di produzione comprende l'intera isola. Per la versione Classico sono ammesse solo le province di Nuoro e Ogliastra. Il Disciplinare prevede sei tipologie: Rosso, Rosso Riserva, Rosato, Passito, Liquoroso e Classico.
Tre sottozone precisano la provenienza: Oliena (o Nepente di Oliena), Capo Ferrato e Jerzu. La Riserva matura per 24 mesi, di cui almeno sei in botte di legno, e richiede una gradazione alcolica minima del 13% vol. Tipiche caratteristiche dell'uva Cannonau sono un colore rosso rubino, una struttura tannica morbida e un profumo caldo e mediterraneo che ricorda i frutti rossi, le erbe della macchia e le spezie mediterranee. Tutto sui vini Cannonau. – SUPERIORE.DE
Caratello
Il caratello è una piccola botte di legno, solitamente da 25 a 200 litri, anche se la capacità più comune è di 100 litri. Il nome deriva dal latino medievale "carratum", una botte utilizzata per il trasporto del vino su un carretto. Viene utilizzato soprattutto in Toscana per il Vin Santo e in Emilia per l'aceto balsamico tradizionale. A differenza delle barrique e delle botti di grandi dimensioni, raramente si ricorre al rovere puro: castagno, ciliegio, gelso e ginepro vengono lavorati singolarmente o in combinazione, e ogni tipo di legno apporta il proprio contributo.
Il caratello non si trova nella fresca cantina, ma nella vinsantaia, spesso sotto il tetto – e questo è intenzionale. Gli sbalzi di temperatura tra estate e inverno stimolano la fermentazione e poi la arrestano, anno dopo anno, per tutto il periodo di maturazione prescritto. La botte non viene rabboccata, ma riempita solo per circa due terzi e chiusa ermeticamente, in alcuni casi addirittura murata; la perdita per evaporazione concentra zuccheri e aromi. Al mosto viene aggiunta la "madre", un sedimento di lieviti proveniente da annate precedenti, che viene tramandato di Caratello in Caratello. – SUPERIORE.DE
Carignano del Sulcis DOC
Il Carignano del Sulcis DOC è una denominazione sarda del sud-ovest dell'isola, riconosciuta dal 1977. Il vitigno di base è il Carignano (almeno l'85%), noto a livello internazionale anche come Carignan. La zona di produzione comprende 17 comuni dello storico territorio del Sulcis, comprese le isole di Sant'Antioco e San Pietro, spesso su terreni sabbiosi che sono riusciti in gran parte a sopravvivere alla catastrofe della fillossera del XIX secolo.
Sono ammesse sei tipologie: Rosso, Rosso Riserva, Rosso Superiore, Rosato, Novello e Passito. Il Superiore proviene da viti allevate ad alberello, mentre la Riserva matura per almeno due anni, di cui sei mesi in bottiglia. Il Carignano del Sulcis si caratterizza per un colore rosso rubino intenso, tannini decisi e un bouquet mediterraneo con sentori marini. Tutto sui vini Carignano. – SUPERIORE.DE
Carmignano DOCG
Carmignano è una delle denominazioni di vino rosso più antiche e più piccole della Toscana, situata sulle colline del Montalbano a ovest di Firenze, in provincia di Prato. La sua particolarità è la percentuale ufficiale di Cabernet: secondo la tradizione, furono i Medici a introdurre questo vitigno dalla Francia nella zona, dove ancora oggi è chiamato "uva francesca", motivo per cui il Carmignano è considerato il capostipite dei Super Tuscans. Già nel 1716 il Granduca Cosimo III delimitò il territorio con un editto, una delle prime protezioni di denominazione di origine in assoluto. Il blend unisce il Sangiovese (almeno il 50%) al Canaiolo e a una percentuale compresa tra il 10 e il 20% di Cabernet Franc e/o Cabernet Sauvignon. Riconosciuto come DOC nel 1975, il Carmignano è stato elevato a DOCG nel 1990.
Il Sangiovese conferisce al vino freschezza e le tipiche note di ciliegia e violetta, mentre il Cabernet apporta struttura, sentori speziati scuri e potenziale di invecchiamento. Tradizionalmente matura in botti di rovere o di castagno e viene immesso sul mercato non prima del secondo anno, mentre la Riserva solo nel terzo. Dal punto di vista stilistico, la gamma spazia dal tipo base, di facile beva, alla Riserva densa e di lunga conservazione. Il Carmignano coniuga così la tradizione toscana con un'eleganza internazionale che non ha eguali nella regione. Tutto sui vini toscani. – SUPERIORE.DE
Cartizze
Cartizze è la sottozona storica della denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, situata nel territorio comunale di Valdobbiadene, nei dintorni di San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol. La zona è delimitata dal 1969 e rientra tra i terreni più ripidi della denominazione; le uve destinate al Superiore di Cartizze devono essere raccolte a mano.
Per quanto riguarda i vitigni, si applicano i requisiti di base della DOCG: almeno l'85% di Glera, integrata da un massimo del 15% di vitigni locali ammessi quali Verdiso, Bianchetta Trevigiana, Perera e Glera Lunga. Il nome Cartizze indica la provenienza, non un determinato grado di dolcezza; il dosaggio viene indicato secondo i termini generali relativi agli spumanti. Tutto sui vini Prosecco. – SUPERIORE.DE
Casauria (Terre di Casauria) DOCG
La Casauria DOCG – ufficialmente "Casauria" o "Terre di Casauria" – è una denominazione di recente istituzione della provincia di Pescara, in Abruzzo, riconosciuta a livello europeo nel 2025 e nata dalla precedente sottozona Casauria del Montepulciano d'Abruzzo. È la terza DOCG dell'Abruzzo dopo la Colline Teramane Montepulciano d'Abruzzo (2003) e la Terre Tollesi o Tullum (2019). Il vitigno di base è il Montepulciano.
La zona di produzione si estende intorno all'Abbazia di San Clemente a Casauria, nella media valle del Pescara, storicamente caratterizzata dalla cultura vitivinicola monastica del Medioevo. Il riconoscimento come DOCG autonoma sottolinea l'autonomia pedoclimatica del territorio di Casauria all'interno della zona del Montepulciano d'Abruzzo, caratterizzata dall'altitudine e dalla vicinanza all'Appennino. Il Montepulciano di Casauria si contraddistingue per un colore rosso rubino intenso e un profilo denso e strutturato con un buon potenziale di invecchiamento. Tutto sui vini abruzzesi. – SUPERIORE.DE
Castel del Monte Bombino Nero DOCG
La DOCG Castel del Monte Bombino Nero è una denominazione e una peculiarità pugliese: è una delle poche DOCG italiane dedicate ai vini rosati. Elevata a DOCG nel 2011, è stata separata dalla DOC Castel del Monte e rende omaggio a uno dei più importanti vitigni autoctoni della Puglia, il Bombino Nero (almeno il 90%). Il territorio di produzione comprende la zona della Murgia Centrale nella provincia di Barletta-Andria-Trani e, in parte, quella di Bari, intorno al Castel del Monte, patrimonio mondiale dell'UNESCO.
Nonostante i suoi acini blu scuro, il Bombino Nero produce tradizionalmente vini rosati, poiché il vitigno sviluppa una quantità relativamente ridotta di pigmenti e tannini. È caratterizzato da un colore rosso ciliegia di media intensità, da un profumo aromatico di fragola e lampone e da un gusto equilibrato e fresco con un buon corpo. Il vitigno viene tradizionalmente coltivato sull'altopiano calcareo della Murgia. Tutto sui vini pugliesi. – SUPERIORE.DE
Castel del Monte DOC
La DOC Castel del Monte è una denominazione pugliese situata nella provincia di Barletta-Andria-Trani e, in parte, nella provincia di Bari, che prende il nome dall'omonimo castello degli Staufer dell'imperatore Federico II, dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Il territorio di produzione comprende diversi comuni della Murgia Centrale nei dintorni di Minervino Murge e Andria. Dalla DOC di base sono state scorporate tre DOCG autonome: Castel del Monte Bombino Nero (2011), Castel del Monte Nero di Troia Riserva e Castel del Monte Rosso Riserva.
La classificazione comprende vini bianchi monovitigno (Chardonnay, Sauvignon, Bombino Bianco), vini bianchi da cuvée e vini rossi monovitigno (Nero di Troia, Aglianico, Cabernet), anche in versione rosata, con l'aggiunta della denominazione "Riserva" per l'Aglianico e il Cabernet. Caratteristiche della regione sono le alture calcaree della Murgia e un clima mediterraneo caldo, che si riflette nei vini con note di frutta matura e un corpo marcato. Tutto sui vini pugliesi. – SUPERIORE.DE
Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOCG
Nel 2011, dalla DOC Castel del Monte è stata scorporata la DOCG Castel del Monte Nero di Troia Riserva, una denominazione pugliese di vino rosso a base dell'autoctono Nero di Troia. La base è costituita dal vitigno autoctono Nero di Troia (detto anche Uva di Troia) in misura non inferiore al 90%; a questo si aggiungono fino al 10% di altri vitigni rossi ammessi in Puglia. La zona di produzione comprende i comuni della Murgia Centrale nelle province di Barletta-Andria-Trani e Bari, intorno al Castel del Monte, patrimonio mondiale dell'UNESCO.
Il disciplinare prevede per la Riserva un periodo di affinamento di almeno 24 mesi, di cui almeno 12 mesi in botte di legno e 6 mesi in bottiglia; il periodo di affinamento ha inizio il 1° novembre dell'anno di vendemmia. Il Nero di Troia si caratterizza per un colore rosso rubino intenso con riflessi granata con l'invecchiamento, una struttura tannica solida e un aroma marcato di frutti rossi e spezie. La Riserva presenta spesso aromi terziari speziati e balsamici derivanti dall'affinamento in botte. Tutto sui vini pugliesi. – SUPERIORE.DE
Castel del Monte Rosso Riserva DOCG
Il Castel del Monte Rosso Riserva è una delle denominazioni di punta tra i rossi pugliesi, che prende il nome dal castello ottagonale degli Staufer dell'imperatore Federico II, che domina la parte settentrionale dell'Alta Murgia. La zona di produzione si estende nelle province di Barletta-Andria-Trani e Bari, su terreni collinari ricchi di calcare, dove gli spiccati sbalzi termici tra il giorno e la notte conferiscono ai vini freschezza e profumo. La spina dorsale è rappresentata dal vitigno autoctono Nero di Troia, che costituisce almeno il 65% dell'uvaggio, integrato da altre varietà rosse della zona. Istituita come DOC nel 1971, la Riserva è stata riconosciuta come DOCG a sé stante nel 2011, riprendendo consapevolmente l'antica tradizione dei vini rossi di lunga conservazione della zona.
La denominazione Riserva richiede almeno due anni di invecchiamento, di cui uno in legno. Il Nero di Troia caratterizza il risultato: colore intenso, tannini sodi e granulosi e un frutto scuro e speziato, che durante l'affinamento in bottiglia sviluppa note terziarie balsamiche e terrose. Il risultato è un vino del Sud Italia strutturato e destinato a una lunga conservazione, che mostra il lato più fresco e d'altitudine della Puglia, lontano dallo stereotipo del vino pesante, marmellatoso e da caldo. Tutto sui vini pugliesi. – SUPERIORE.DE
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG
Il Verdicchio Riserva DOCG dei Castelli di Jesi è una delle due DOCG marchigiane dedicate al Verdicchio (insieme al Verdicchio di Matelica Riserva). Riconosciuto nel 2010 e separato dalla denominazione Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC, richiede una percentuale minima dell'85% di Verdicchio; la zona di produzione comprende 22 comuni nella provincia di Ancona e 2 nella provincia di Macerata, storicamente denominata così in riferimento ai castelli medievali che circondano la città di Jesi.
Il disciplinare prevede un periodo minimo di affinamento di 18 mesi, di cui almeno 6 mesi in bottiglia; il periodo di affinamento ha inizio il 1° dicembre dell'anno di vendemmia. Caratteristiche distintive della Riserva sono un colore giallo dorato intenso, un profumo complesso di frutta gialla matura, agrumi e sentori di miele, nonché un gusto cremoso dalla lunga persistenza – caratteristiche che sottolineano la reputazione del Verdicchio come uno dei vini bianchi italiani più longevi. Tutto sui vini del Verdicchio. – SUPERIORE.DE
Cerasuolo d'Abruzzo DOC
Il Cerasuolo d'Abruzzo DOC è una denominazione abruzzese, riconosciuta come DOC a sé stante nel 2010; in precedenza era una tipologia della DOC Montepulciano d'Abruzzo. È prodotto con uve Montepulciano (almeno l'85%), integrate da un massimo del 15% di altri vitigni rossi autorizzati in Abruzzo. La zona di produzione comprende le province di Chieti, L'Aquila, Pescara e Teramo.
Il nome "Cerasuolo" rimanda al colore rosso ciliegia del vino, che deriva dall'elevata pigmentazione dell'uva Montepulciano anche in caso di breve tempo di macerazione. È caratterizzato da un'intensa tonalità rosso ciliegia, da un profumo aromatico di frutti di bosco rossi, scorza d'arancia e spezie, nonché da un gusto secco e corposo con un'acidità vivace. Dal punto di vista stilistico, il Cerasuolo è quindi più vicino a un vino rosso leggero che a un rosato classico. Tutto sui vini abruzzesi. – SUPERIORE.DE
Cerasuolo di Vittoria DOCG
Il Cerasuolo di Vittoria DOCG nasce nel sud-est della Sicilia; la sua zona di produzione delimitata comprende parti delle province di Ragusa, Caltanissetta e Catania. Il vino rosso è ottenuto da Nero d'Avola per il 50-70% e Frappato per il 30-50%. Il Nero d'Avola apporta corpo, colore e frutto più scuro, mentre il Frappato contribuisce con profumo, freschezza e un carattere floreale e fruttato più leggero. Il nome "Cerasuolo" richiama il colore rosso ciliegia del vino. Riconosciuto come DOC nel 1973, il Cerasuolo di Vittoria è diventato DOCG nel 2005. Cerasuolo di Vittoria e Cerasuolo di Vittoria Classico condividono le stesse percentuali varietali e la stessa zona di produzione delimitata, ma il Classico può essere immesso al consumo solo più tardi.
Nel bicchiere, il Cerasuolo di Vittoria unisce il frutto e la struttura del Nero d'Avola alla freschezza profumata del Frappato. Ne risulta in genere un rosso di medio corpo, con acidità vivace e tannino fine, piacevole anche giovane ma capace di acquistare profondità con l'evoluzione. La versione Classico dispone di più tempo per svilupparsi grazie al periodo di maturazione prescritto più lungo. Tutto sui vini siciliani. – SUPERIORE.DE
Cesanese del Piglio DOCG
Il Cesanese del Piglio DOCG – ufficialmente noto anche semplicemente come "Piglio" – è la prima DOCG del Lazio, nata nel 2008 dall'attuale DOC (1973). È prodotto con uve rosse autoctone, in particolare Cesanese di Affile e/o Cesanese comune, in una percentuale non inferiore al 90%; a queste si aggiungono, fino a un massimo del 10%, altre varietà di uva rossa ammesse nel Lazio. La zona di produzione comprende cinque comuni della provincia di Frosinone (Piglio, Serrone, Acuto, Anagni e Paliano) situati sulle colline dei Monti Ernici, ad un'altitudine compresa tra i 200 e i 600 metri.
Il disciplinare prevede due tipologie: la versione base (almeno 12% vol) e la versione Superiore (almeno 13% vol). Il Superiore può recare la dicitura "Riserva" se matura per almeno 20 mesi, di cui 6 in bottiglia, e raggiunge almeno il 14% vol. Il Cesanese si caratterizza per un colore rosso rubino con riflessi violacei nel vino giovane, un gusto morbido e corposo con un retrogusto leggermente amarognolo e un bouquet aromatico di frutti rossi. Il Cesanese di Affile è considerato il più raffinato dei due biotipi. Tutto sui vini del Lazio. – SUPERIORE.DE
Chianti Classico DOCG
Il Chianti Classico indica la zona storica centrale del territorio del Chianti in Toscana, situata tra Firenze e Siena, i cui confini risalgono a un editto di Cosimo III del 1716. Già nel 1924 fu fondato il Consorzio, il più antico consorzio vitivinicolo d'Italia, il cui stemma con il Gallo Nero è, dal 2005, il marchio identificativo obbligatorio su ogni bottiglia. La denominazione DOC fu introdotta nel 1967, quella DOCG nel 1996. La base viticola è costituita dal Sangiovese, in percentuale compresa tra l'80 e il 100%, integrato da altre varietà rosse ammesse in Toscana. A differenza del semplice Chianti, sono ammessi vitigni internazionali come il Cabernet e il Merlot, ma in misura limitata.
La denominazione prevede tre livelli di qualità con requisiti crescenti: Annata, con almeno dodici mesi di affinamento come livello base; Riserva, con 24 mesi di affinamento (di cui tre in bottiglia); e, dal 2014, la categoria di punta Gran Selezione, con 30 mesi di affinamento da uve provenienti esclusivamente dai vigneti di proprietà. Approvato dal Consorzio nel 2021 e pubblicato a livello ministeriale nel 2023, è stato introdotto un sistema di denominazione basato sulle undici UGA (Unità Geografiche Aggiuntive) che mette in evidenza le differenze caratteriali delle singole zone come Panzano, Lamole o Castellina; a partire dall'annata 2027, la Gran Selezione dovrà inoltre contenere almeno il 90% di Sangiovese, senza varietà internazionali. Dal punto di vista stilistico, la DOCG spazia quindi dall'Annata, vivace e fruttata, alla Gran Selezione, strutturata e di lunga tenuta, con un chiaro profilo di provenienza. Tutto sui vini del Chianti e sulla categoria di punta Chianti Classico Gran Selezione. – SUPERIORE.DE
Chianti Classico Gran Selezione DOCG
Il Chianti Classico Gran Selezione DOCG è la categoria di punta del Chianti Classico DOCG, introdotta nel 2014; le uve devono provenire esclusivamente da vigneti di proprietà o gestiti dal produttore stesso. Il vino nasce da un'accurata selezione delle uve di proprietà e matura per almeno 30 mesi, di cui 3 in bottiglia. I valori analitici e l'analisi sensoriale superano i livelli della Riserva.
A partire dall'annata 2027 entreranno in vigore norme più rigorose: il Sangiovese dovrà costituire almeno il 90% del blend, i vitigni internazionali saranno esclusi; il restante 10% potrà provenire solo da otto vitigni autoctoni. Come unica tipologia di Chianti Classico, la Gran Selezione può riportare sull'etichetta una delle undici Unità Geografiche Aggiuntive (UGA). Tutto sul Chianti Classico Gran Selezione. – SUPERIORE.DE
Chiarifica
La chiarificazione consiste nell'aggiunta di un agente che lega le sostanze indesiderate presenti nel vino e le fa precipitare sul fondo. Gli obiettivi sono le sostanze che causano torbidità, le proteine instabili e i tannini in eccesso. Il principio si basa sulla carica elettrica opposta: l'agente chiarificante attira le sostanze in sospensione, entrambe si flocculano insieme e vengono successivamente separate. Nel vino non deve rimanere alcuna traccia di queste sostanze. La scelta dell'agente dipende dall'obiettivo. Le terre minerali come la bentonite legano soprattutto le proteine e vengono quindi utilizzate nel vino bianco. Gli agenti proteici, invece, legano i tannini e ammorbidiscono i vini rossi ricchi di tannini; tra questi figurano l'albume d'uovo, la vescica di pesce, la caseina del latte e la gelatina. Il carbone attivo agisce in modo non specifico contro i difetti organolettici e il colore, ma priva il vino anche di caratteristiche desiderabili. Come alternative vegetali si utilizzano le proteine dei piselli e delle patate, nonché gli estratti di lievito.
Da ciò deriva la questione vegana: un vino chiarificato con agenti minerali o vegetali è considerato vegano, mentre uno trattato con gelatina, albume d'uovo, vescica di pesce o caseina non lo è – anche se non rimangono residui. Nell'UE la caseina e l'ovoalbumina devono essere indicate sull'etichetta. In caso di affinamento prolungato in botte, la chiarificazione spesso non è necessaria, poiché le sostanze torbide si depositano spontaneamente. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Filtrazione · Stabilizzazione
Cirò Classico DOCG
Il Cirò Classico è la prima DOCG della Calabria, riconosciuta nel luglio 2025 dal regolamento UE 2025/1518. La zona di produzione si trova sulla costa ionica, in provincia di Crotone, ed è limitata ai comuni di Cirò e Cirò Marina, dove i terreni sedimentari ricchi di minerali, il clima mediterraneo e la vicinanza alla Sila ne caratterizzano il carattere. La tradizione vitivinicola in questa zona risale a oltre 2.500 anni fa, ai tempi della Magna Grecia; la DOC del 1969 è tra le più antiche d'Italia e, con la nuova DOCG, il suo nucleo è stato ora trasferito in un disciplinare autonomo e più rigoroso.
La spina dorsale è il vitigno autoctono Gaglioppo, presente in almeno il 90%, integrato da un massimo del 10% di Magliocco o Greco Nero; sono escluse le varietà internazionali. Le viti sono allevate ad alberello o a spalliera, le rese sono fortemente limitate e l'imbottigliamento deve avvenire nella zona. Prima della commercializzazione è prescritto un periodo di affinamento di almeno 36 mesi, di cui sei in legno. Il Gaglioppo presenta un colore rubino chiaro, un'acidità vivace e un tannino fine che si ammorbidisce con il passare degli anni. La DOCG segna così un nuovo punto di riferimento per l'enologia calabrese. Tutto sui vini calabresi. – SUPERIORE.DE
Classico
"Classico" è un'indicazione aggiuntiva prevista dalla normativa enologica italiana che contraddistingue un vino proveniente dalla zona centrale originaria e storica di una denominazione DOC o DOCG. Si riferisce alla zona di coltivazione più antica all'interno di una denominazione che nel corso del tempo si è ampliata: là dove è nata la tradizione vitivinicola e dove spesso si trovano i terreni, i vigneti e i microclimi migliori. Dal punto di vista giuridico, "Classico" non è un'indicazione di qualità a sé stante, bensì un'indicazione geografica aggiuntiva; l'inclusione in una denominazione e la delimitazione della zona "Classico" sono regolate dal rispettivo disciplinare.
Tra le zone "Classico" più note figurano il Chianti Classico (cuore tra Firenze e Siena, i cui confini risalgono a un editto di Cosimo III del 1716), il Soave Classico intorno alla città di Soave, il Valpolicella Classico nel cuore dei vigneti veronesi intorno a Fumane, Marano e Negrar, nonché il Bardolino Classico sul Lago di Garda. In alcuni casi, la zona Classico è stata successivamente elevata a DOCG a sé stante, come nel caso del Cirò Classico dal 2025. L'aggiunta è quindi più di una semplice formalità: segna le radici storiche di una denominazione e spesso la sua espressione più matura. – SUPERIORE.DE
Colli Bolognesi Pignoletto DOCG
Il Colli Bolognesi Pignoletto DOCG è una denominazione di vino bianco emiliano proveniente dalle pendici dell'Appennino nella provincia di Bologna e, in parte, nella provincia di Modena. Elevata a DOCG nel 2010 (inizialmente con il nome di "Colli Bolognesi Classico Pignoletto") e rinominata nel 2014 con un'estensione del territorio, è una delle poche DOCG dell'Emilia-Romagna. La base è costituita dal vitigno Pignoletto (ufficialmente Grechetto gentile, localmente noto anche come Alionzina) in una percentuale minima dell'85%; a questo si aggiungono fino al 15% di altri vitigni a bacca bianca ammessi nella regione.
Sono previste le tipologie Superiore (fermo), Frizzante e Spumante, quest'ultimo in diversi gradi di dolcezza, dal Brut Nature all'Extra Dry. Il Pignoletto si caratterizza per un delicato colore giallo paglierino, un profumo delicato di fiori bianchi, frutta bianca e agrumi, nonché un gusto secco e fresco con un'acidità vivace e un retrogusto leggermente mandorlato e amarognolo. Tutto sui vini dell'Emilia-Romagna. – SUPERIORE.DE
Colli di Conegliano DOCG
La DOCG Colli di Conegliano è una denominazione veneta proveniente dalle colline a nord di Conegliano, in provincia di Treviso, elevata a DOCG dal 2011. La sua particolarità risiede nell'insolita varietà: il disciplinare prevede quattro tipologie distinte – Bianco (ottenuto da un assemblaggio di vitigni a bacca bianca), Rosso (anche nella versione Riserva), Refrontolo (passito composto per almeno il 95% da Marzemino) e Torchiato di Fregona (passito bianco da Verdiso, Boschera e altre varietà autoctone). La zona di produzione comprende 20 comuni ai piedi delle Prealpi Trevigiane.
Per le due tipologie di passito è prescritto l'appassimento naturale delle uve; il Torchiato di Fregona raggiunge almeno il 18% vol di alcol totale e matura per 24 mesi, di cui 5 in bottiglia, mentre il Refrontolo Passito raggiunge il 16% vol di alcol totale. Caratteristica tipica della denominazione è la combinazione tra il fresco di origine alpina a nord e il calore di influenza mediterranea a sud, che favorisce un'ampia gamma di stili enologici. Tutto sui vini veneti. – SUPERIORE.DE
Colli Euganei DOC
La DOC Colli Euganei è una denominazione veneta situata nella provincia di Padova, riconosciuta dal 1969. Comprende le colline vulcaniche dei Colli Euganei nell'omonimo parco naturale – una particolarità geologica: pendii vulcanici spenti che si ergono dalla Pianura Padana. Nel 2010 dalla DOC di base è stata scorporata la Colli Euganei Fior d'Arancio DOCG (a base di Moscato Giallo).
Il disciplinare prevede un'ampia gamma di tipologie: vini bianchi (Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Sauvignon, Serprino) e vini rossi, tra cui vitigni internazionali come Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, introdotti nei Colli Euganei già intorno al 1850. I vigneti si trovano tra i 50 e i circa 400 metri; il clima temperato con influenze quasi mediterranee e la natura vulcanica del terreno conferiscono ai vini della denominazione freschezza e struttura. Tutto sui vini del Veneto. – SUPERIORE.DE
Colli Euganei Fior d'Arancio DOCG
Il Colli Euganei Fior d'Arancio DOCG – ufficialmente noto anche come "Fior d'Arancio Colli Euganei" – è una denominazione veneta che riguarda i vini prodotti con uve Moscato Giallo nella provincia di Padova. Elevata a DOCG nel 2010 e separata dalla DOC Colli Euganei (dove era presente come tipologia dal 1969), prevede una percentuale minima del 95% di Moscato Giallo, integrata da un massimo del 5% di altri vitigni aromatici autorizzati a Padova. La zona di produzione comprende 16 comuni situati sulle colline vulcaniche dei Colli Euganei.
Il disciplinare prevede tre tipologie: il vino fermo, che va dal secco al dolce, lo spumante e il passito. Il nome "Fior d'Arancio" (fiore d'arancio) rimanda all'aroma caratteristico di questa variante di Moscato Giallo: note intense di fiori d'arancio, frutta a nocciolo gialla e miele – esaltate dalla natura vulcanica del terreno e dagli spiccati sbalzi termici tra giorno e notte dei Colli Euganei. Tutto sui vini da dessert. – SUPERIORE.DE
Colli Orientali del Friuli Picolit DOCG
Il Picolit dei Colli Orientali del Friuli è una piccola e pregiata denominazione di vino dolce del Friuli, elevata a DOCG nel 2006 e dedicata esclusivamente al vitigno autoctono Picolit, una delle poche varietà italiane tradizionalmente utilizzate solo per i vini da dessert. Il territorio di produzione comprende le colline orientali della provincia di Udine, che si estendono dalla pianura friulana fino alle vicinanze del confine sloveno. Già nel XVIII secolo il Picolit era considerato il vino delle corti europee, apprezzato dagli Asburgo fino al Vaticano.
La varietà è famosa per una curiosità botanica: la cosiddetta "acinellatura", in cui già durante la fioritura maturano solo da dieci a quindici acini per grappolo. Il risultato sono rese estremamente ridotte, ma una concentrazione naturale di zucchero, acidità e aroma. Spesso l'uva viene lasciata sulla vite per un'ulteriore essiccazione. Il vino si presenta di colore giallo dorato, dolce o semidolce, con un profumo delicato di frutta secca, miele d'acacia e una tipica persistenza minerale. La sottozona Cialla prevede regole più severe e consente una Riserva con quattro anni di invecchiamento. Tutto sui vini del Friuli. – SUPERIORE.DE
Colline Teramane Montepulciano d'Abruzzo DOCG
Il Colline Teramane Montepulciano d'Abruzzo è la prima DOCG abruzzese, nata nel 2003 come denominazione autonoma da una sottozona della DOC Montepulciano d'Abruzzo istituita nel 1995. Il territorio di produzione si estende nella provincia di Teramo su oltre trenta comuni, tra la costa adriatica e le pendici del Gran Sasso. La base viticola è costituita dall'uva autoctona Montepulciano, in quota non inferiore al 90%, integrata da un massimo del 10% di Sangiovese; sono escluse altre varietà. La vinificazione e l'imbottigliamento devono avvenire nella provincia di Teramo.
Rispetto alla più ampia DOC Montepulciano d'Abruzzo, la DOCG impone limiti nettamente più ristretti: rese inferiori, maggiore densità di impianto e requisiti di maturazione più rigorosi. Il vino base matura per almeno un anno, di cui due mesi in bottiglia; la Riserva per tre anni, di cui un anno in legno. Colore, profumo e struttura rispecchiano le caratteristiche tipiche del vitigno: rosso rubino intenso con riflessi granati a maturazione, profumo etereo e speziato, tannini densi e vellutati. La gamma spazia così dal tipo base, caratterizzato da note fruttate, alla Riserva strutturata e di lunga conservazione, che mostra il Montepulciano nella sua forma più espressiva. Tutto sui vini Montepulciano. – SUPERIORE.DE
Collio DOC
Il Collio DOC – ufficialmente noto anche come "Collio Goriziano" – è una denominazione friulana situata nella provincia di Gorizia, proprio al confine con la Slovenia. È considerata una delle regioni più importanti del Nord Italia per la produzione di vini bianchi: la produzione è nettamente orientata verso i vini bianchi, principalmente a base di Friulano, Pinot Grigio, Sauvignon, Ribolla Gialla, Malvasia Istriana, Chardonnay e Pinot Bianco. La zona di produzione si estende sulle colline di Cormons, Dolegna del Collio e San Floriano del Collio.
Caratteristica distintiva del Collio è la "ponca" – un flysch eocenico composto da marna calcarea e arenaria, che conferisce ai vini la loro tipica mineralità. Il clima è influenzato da elementi alpini e mediterranei, con marcati sbalzi termici tra il giorno e la notte. Fin dagli anni '70 il Collio è considerato una delle regioni italiane più innovative nella produzione di vini bianchi e ha svolto un ruolo importante nel movimento italiano dello "skin contact" o "orange wine". Tutto sui vini del Friuli. – SUPERIORE.DE
Collio Goriziano DOC
→ Vedi Collio DOC
Colmatura
La colmatura, detta anche rabbocco, consiste nell'aggiungere vino alla botte per compensare le perdite dovute all'evaporazione. A seconda della natura, delle dimensioni e dell'età della botte di legno, la perdita mensile è compresa tra lo 0,5 e il 3% del volume; il rabbocco viene effettuato con lo stesso vino.
Il motivo è lo spazio d'aria che altrimenti si creerebbe. Da una superficie di vino di un metro quadrato si liberano circa 150 centimetri cubi di ossigeno all'ora: una botte si ossiderebbe nel giro di pochi giorni. L'ossigeno trasforma l'alcol in acetaldeide e altera il bilancio dello zolfo; inoltre, nello spazio d'aria i batteri acetici trovano le condizioni necessarie alla loro crescita. Laddove non è possibile mantenere la botte colma, subentra il gas di protezione. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Travaso · Gas di protezione
Complessità
La complessità indica il numero e l'intreccio dei livelli che un vino presenta – al naso, al palato e nel finale. Dal punto di vista tecnico si possono distinguere tre fonti: gli aromi primari sono quelli apportati dal vitigno, gli aromi secondari si sviluppano durante la fermentazione e l'affinamento, mentre gli aromi terziari si formano durante la maturazione in bottiglia. Un vino risulta complesso quando più di questi livelli sono presenti contemporaneamente, senza che uno copra gli altri.
La complessità non è sinonimo di intensità: un vino molto aromatico può risultare monodimensionale, mentre uno più discreto può essere ricco di sfaccettature. È favorita da rese ridotte, viti vecchie, varietà nell'uva raccolta e da un affinamento che concede tempo – come ad esempio un lungo riposo sui lieviti o la maturazione in bottiglia. Con l'invecchiamento il rapporto si modifica: gli aromi primari passano in secondo piano, mentre si aggiungono quelli terziari. – SUPERIORE.DE
Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG
La zona di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG rappresenta il cuore storico del Prosecco, riconosciuta come DOC dal 1969 e come DOCG dal 2009. La zona di produzione comprende 15 comuni situati sulle colline tra Conegliano e Valdobbiadene, in provincia di Treviso; il paesaggio culturale è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 2019. Già nel 1876 fu fondata a Conegliano la prima scuola di enologia d'Italia, il che rende la località un centro storico della cultura spumantistica italiana. La base è costituita dal vitigno Glera (almeno l'85%), integrato da un massimo del 15% di Verdiso, Bianchetta Trevigiana, Perera e altri vitigni a bacca bianca autorizzati.
Oltre allo spumante come tipologia base, il disciplinare prevede diverse categorie speciali con requisiti più rigorosi: le 43 "Rive" (Unità Geografiche Aggiuntive relative a singoli comuni o frazioni con vendemmia manuale obbligatoria e obbligo di indicazione dell'annata), il Superiore di Cartizze, proveniente da una sottozona strettamente delimitata, spesso definito il "Grand Cru" della denominazione, nonché la tradizionale versione "Sui Lieviti" con fermentazione in bottiglia. I ripidi pendii – in parte con pendenze superiori al 60% – sono coltivati in gran parte manualmente e conferiscono alla regione la fama di "viticoltura eroica". Inoltre, sono disponibili gradi di dolcezza che vanno dall'Extra Brut al Dry. Tutto sui vini Prosecco. – SUPERIORE.DE
Conero DOCG
Il Conero è una delle poche DOCG della regione Marche, nata nel 2004 dalla DOC Rosso Conero, riconosciuta nel 1967: quella che in precedenza era considerata la DOC Rosso Conero Riserva è stata trasferita, a partire dall'annata 2004, in un regolamento DOCG autonomo e più rigoroso; nel frattempo, in questa denominazione sono stati ammessi anche il Rosato e il Metodo Classico, mentre la DOC è rimasta in vigore per la versione base. La zona di produzione si trova nella provincia di Ancona, intorno al Monte Conero, che svetta a 572 metri sul livello del mare, affacciato sul Mare Adriatico, con un anfiteatro naturale di vigneti che circonda la montagna. La base viticola è costituita dall'uva Montepulciano, presente in almeno l'85%, integrata da un massimo del 15% di Sangiovese.
I terreni argillosi calcarei di origine marina e la vicinanza rinfrescante al mare conferiscono al Montepulciano di questa zona una freschezza marcata unita a una struttura solida. Prima della commercializzazione, il vino matura per almeno 24 mesi. Il risultato è un vino dal colore rosso rubino intenso, che con il passare degli anni diventa rosso granato, con un profumo speziato e fruttato e tannini decisi e vellutati. La DOCG rappresenta così il fiore all'occhiello dei vini rossi delle Marche. Tutto sui vini delle Marche. – SUPERIORE.DE
Consorzio (di tutela)
Il consorzio di tutela è l'organizzazione volontaria dei produttori, dei vinificatori e degli imbottigliatori di una zona vitivinicola italiana a DOP o IGP, che si occupa della tutela, della promozione e della vigilanza della denominazione. La base giuridica è costituita dall'articolo 41 del Testo Unico sul Vino (Legge 238/2016), mentre il riconoscimento è concesso dal Ministero delle Politiche Agricole italiano. Un Consorzio di Tutela viene riconosciuto se rappresenta almeno il 35% dei viticoltori e il 51% della produzione certificata.
Se si raggiunge una rappresentatività superiore, pari al 40% dei viticoltori e al 66% della produzione, il consorzio può svolgere determinati compiti e adottare misure previsti dalla legge anche nei confronti di tutti i produttori della denominazione inclusi nel sistema di controllo, non solo nei confronti dei propri soci. Ciò non sostituisce il controllo statale; i compiti di vigilanza vengono svolti in coordinamento con le autorità competenti e gli organismi di controllo. Tra i consorzi vinicoli più noti figurano il Consorzio Vino Chianti Classico, fondato nel 1924 e simbolo del Gallo Nero, il Consorzio Tutela Brunello di Montalcino e il Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba e Roero. – SUPERIORE.DE
Contrassegno di Stato
Il contrassegno di Stato è la categoria giuridica prevista dalla normativa vinicola italiana per i contrassegni ufficiali di autenticazione apposti sui vini DOP. La base giuridica è costituita dall'articolo 48 del Testo Unico sul Vino (Legge 238/2016), che disciplina l'uso, il rilascio e il controllo del Contrassegno di Stato. Oggi il contrassegno serve a garantire il controllo e la tracciabilità dei vini protetti.
Il contrassegno di controllo può assumere due forme: una fascetta fisica di Stato apposta sul collo della bottiglia oppure un sistema di tracciabilità elettronico ai sensi dell'articolo 48, comma 8, che può fungere da alternativa per i vini DOC e IGT. Entrambi i sistemi garantiscono l'attribuzione delle bottiglie imbottigliate alla produzione certificata e ne favoriscono la tracciabilità. I contrassegni fisici sono prodotti dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato; l'emissione e la gestione spettano agli organismi di controllo riconosciuti della rispettiva denominazione; tale compito può essere delegato al Consorzio di Tutela. Un decreto ministeriale del 19 dicembre 2023 ha unificato il sistema ed esteso l'utilizzo ai vini IGT. – SUPERIORE.DE
Corpo
Il corpo descrive il peso percepito di un vino al palato: è una sensazione tattile, non gustativa. Comunemente viene attribuito esclusivamente all'alcol, ma in realtà vi contribuiscono diversi fattori: l'alcol aumenta la viscosità, così come la glicerina, che i lieviti producono durante la fermentazione da una piccola parte dello zucchero. A ciò si aggiungono i composti estrattivi, lo zucchero residuo e, nei vini rossi, i tannini maturi. L'acidità agisce da contrappeso e fa apparire un vino più snello.
Per questo motivo, un vino ricco di estratti con un contenuto alcolico moderato può risultare più corposo di uno ad alta gradazione alcolica con elevata acidità. Le condizioni necessarie si creano in vigna grazie a basse rese e maturazione fisiologica, mentre in cantina grazie a un affinamento prolungato sui lieviti, durante il quale le manoproteine si staccano dalle cellule di lievito e rendono la consistenza più cremosa. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Struttura
Criomacerazione
La macerazione a freddo indica un periodo di macerazione a bassa temperatura prima della fermentazione. Il mosto viene raffreddato e lasciato riposare per alcuni giorni prima che i lieviti inizino a lavorare.
Lo scopo deriva dal comportamento di solubilità dei componenti: i pigmenti si dissolvono già nella fase acquosa, mentre i tannini dei semi necessitano invece di alcol. Le prove di estrazione lo dimostrano chiaramente: la resa aumenta sia con la temperatura che con il tenore alcolico, mentre le catechine dei semi si trasferiscono solo in presenza di alcol. Nella fase fredda e priva di alcol, quindi, il colore e gli aromi passano nel mosto senza che vi si mescolino i tannini dei semi, dal carattere più aspro. Il freddo, al contempo, frena l'attività dei lieviti fino al raggiungimento del grado di estrazione desiderato. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Macerazione · Termovinificazione
Cuvée
Il termine "cuvée" deriva dal francese "cuve", il serbatoio di fermentazione, e in origine indicava semplicemente il suo contenuto. Il significato odierno varia a seconda dell'area linguistica: in francese, una "cuvée" è ogni partita imbottigliata separatamente da un'azienda vinicola – può trattarsi di un assemblaggio, ma anche di un vino monovitigno proveniente da un singolo vigneto. Nella regione dello Champagne, il termine indica inoltre il mosto ottenuto dalla prima spremitura delicata, per la quale da 4.000 chilogrammi di uva si possono ricavare 2.050 litri. Nell'uso linguistico tedesco, invece, si è affermato il significato più ristretto: "Cuvée" come sinonimo di "uvaggio".
In italiano si opera una distinzione più precisa. Per "uvaggio" si intende la vendemmia e la fermentazione congiunte di diversi vitigni: la pratica storica dei filari misti. "Assemblaggio" indica la vinificazione separata e la successiva miscelazione durante l'affinamento, mentre "taglio" indica la miscelazione di vini base prima della maturazione. Il termine "cuvée" stesso è diffuso in Italia soprattutto nel settore degli spumanti: indica la miscela dei vini di base, che viene preparata prima della seconda fermentazione. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Taglio