Glossario
Val di Cornia Rosso DOCG
Il Val di Cornia Rosso DOCG – noto anche come "Rosso della Val di Cornia" – è una denominazione toscana situata sulla Costa degli Etruschi, elevata a DOCG nel 2011 a partire dalla Val di Cornia DOC (1989). La zona di produzione comprende la fascia costiera sud-occidentale della Toscana, compresa tra le province di Livorno (l'intero territorio di Suvereto e Sassetta; parti di Campiglia Marittima, Piombino e San Vincenzo) e Pisa (Monteverdi Marittimo). I terreni derivano da calcari cavernosi e stratificati del Triassico medio; il clima mediterraneo è temperato dalle brezze marine.
La base è costituita dal vitigno Sangiovese (almeno il 40%), integrato da Cabernet Sauvignon e/o Merlot (da soli o insieme fino al 60%). Il disciplinare prevede due tipologie: il Val di Cornia Rosso (almeno 12,5% vol) e la Riserva (almeno 13%). Nel territorio comunale di Suvereto esiste una seconda denominazione autonoma, la Suvereto DOCG; entrambe sono state riconosciute nel 2011 e coesistono giuridicamente. Il Val di Cornia Rosso si caratterizza per un colore rosso rubino di buona intensità, che con l'invecchiamento assume sfumature granate, un profumo vinoso e delicato, nonché un gusto secco, vellutato e armonioso, di buon corpo e con eventuali note legnose – un'interpretazione di carattere del blend bordolese-Sangiovese della costa etrusca. Tutto sui vini della Maremma. – SUPERIORE.DE
Valtellina Superiore DOCG
Il Valtellina Superiore è la DOCG alpina del Nebbiolo della Lombardia, situata nella valle dell'Adda, in provincia di Sondrio, a nord del Lago di Como. Le viti crescono su terrazzamenti ripidi ed esposti a sud sul versante retico della valle, a quote comprese tra i 300 e i 700 metri, i cui secolari muri a secco sono tra i paesaggi culturali più caratteristici d'Italia. La base è costituita dal Nebbiolo, presente in misura non inferiore al 90% e qui chiamato localmente Chiavennasca, integrato da un massimo del 10% di altre varietà rosse della zona di Sondrio. Riconosciuto come DOC nel 1968, il Valtellina Superiore è stato elevato a DOCG nel 1998.
Cinque sottozone storiche strutturano la DOCG lungo la valle da ovest a est: Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella, ciascuna con un proprio profilo pedologico e una propria impronta stilistica. Il vino base matura per almeno 24 mesi, di cui 12 in legno; la Riserva richiede tre anni complessivi. La Chiavennasca presenta qui un'impronta alpina: rosso granato chiaro con riflessi aranciati a maturazione, profumo delicato di rosa, violetta e frutti rossi, acidità decisa e tannini delicati e minerali. Il Valtellina Superiore segna così il versante alpino settentrionale del mondo del Nebbiolo italiano, caratterizzato dall'altitudine, dai pendii ripidi e dalla tradizionale coltivazione a terrazze. Tutto sui vini della Valtellina. – SUPERIORE.DE
Vasca in cemento
Dalla seconda metà del XIX secolo fino agli anni '70, la vasca in calcestruzzo era il contenitore standard per grandi volumi; in seguito è stata sostituita dalla vasca in acciaio inossidabile, più facile da pulire e con un miglior controllo della temperatura. Sono comuni capacità nell'ordine delle decine di migliaia di litri.
Il calcestruzzo costituisce solo l'involucro portante: tradizionalmente, le pareti interne sono rivestite con vetro, ceramica, acciaio o plastica, in modo che il vino non entri in contatto con il materiale da costruzione. Le più recenti vasche enologiche in calcestruzzo vengono invece utilizzate volutamente senza rivestimento. Il loro vantaggio duraturo è l'inerzia della massa: le spesse pareti mantengono la temperatura sostanzialmente costante anche senza sistemi di raffreddamento. Per questo motivo, da alcuni anni si sta assistendo a una certa rinascita dei serbatoi in calcestruzzo. – SUPERIORE.DE
Vecchio
"Vecchio" è una dicitura presente sulle etichette italiane, la cui ammissibilità dipende dalla rispettiva denominazione o dal disciplinare di produzione e che, a differenza della "Riserva", non prevede un periodo di invecchiamento minimo stabilito per legge. Il quadro giuridico per le denominazioni tradizionali di questo tipo è costituito dal Regolamento UE 2019/33; il suo utilizzo concreto è disciplinato dai singoli disciplinari, che possono autorizzare espressamente l'indicazione, subordinarla a condizioni specifiche o vietarla. A differenza di "Riserva" o "Superiore", che devono soddisfare condizioni ben definite, "Vecchio", laddove consentito, funge da denominazione informativa senza uno standard uniforme.
In pratica, questa indicazione si riscontra soprattutto nei vini liquorosi e nelle bevande spiritose come il Marsala DOC, dove l'aggiunta "Stravecchio" è riservata ai vini con almeno dieci anni di affinamento in botte. Anche il noto Vecchio Amaro del Capo calabrese riporta questa indicazione nel nome, così come molti liquori alle erbe tradizionali. Per i vini DOP, invece, l'uso è consentito solo raramente; il disciplinare della DOC Piemonte vieta espressamente l'uso di "Vecchio" per evitare confusione con la categoria regolamentata "Riserva". – SUPERIORE.DE
Vellutato
Il termine "vellutato" descrive una sensazione in bocca densa e morbida, con una struttura tannica percettibile ma delicata – paragonabile alla consistenza del velluto, che oppone resistenza senza graffiare. Il presupposto è la presenza di tannini maturi in quantità significativa.
Ciò che distingue un'impressione vellutata da una ruvida non è stato ancora chiarito in modo definitivo dal punto di vista enologico; oltre alla quantità, giocano un ruolo anche la provenienza dalla buccia o dal nocciolo e la composizione chimica. Il termine "vellutato" presuppone quindi la presenza di sostanza, non la sua assenza. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Tannino · Setoso · Morbidezza · Rotondità
Verde
Nella degustazione, il termine "verde" indica sensazioni legate a una maturazione incompleta e si riferisce a tre aspetti diversi. Gli aromi verdi che ricordano il peperone, l'erba o gli asparagi derivano dalle metossipirazine, che si degradano solo sotto l'effetto della luce. L'acidità verde si forma quando rimane troppo acido malico: questo viene eliminato durante la maturazione, soprattutto nelle notti calde, e, finché prevale, risulta pungente anziché fresco. I tannini verdi provengono dai semi acerbi, che si lignificano solo in fase avanzata, passando dal verde al marrone; hanno un sapore duro e amaro anziché granuloso.
È fondamentale distinguere tra maturità zuccherina e maturità fenolica, che non coincidono necessariamente: nelle annate calde, gli acini raggiungono elevati gradi di mosto prima che i semi e le bucce siano maturi. Il viticoltore, quindi, non si limita a controllare i valori analitici, ma morde i semi e le bucce. Dal punto di vista enologico, l'acidità verde può essere attenuata tramite la fermentazione malolattica, in cui l'acido malico viene trasformato in acido lattico, più morbido; gli aromi verdi e i tannini verdi, invece, rimangono nel vino. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Erbaceo
Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC
Il Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC è la denominazione di vino bianco più importante e, in termini di superficie, più estesa delle Marche, riconosciuta dal 1968. Il territorio di produzione comprende la valle media dell'Esino in diversi comuni della provincia di Ancona nei dintorni di Jesi, nonché piccole porzioni nella provincia di Macerata. I "Castelli" che danno il nome alla denominazione si riferiscono ai borghi fortificati medievali della regione; i vigneti si trovano ad un'altitudine compresa tra gli 80 e i 280 metri su terreni argilloso-calcarei. La base è costituita dal vitigno Verdicchio, presente in almeno l'85%, integrato da un massimo del 15% di altri vitigni a bacca bianca ammessi nelle Marche.
Il disciplinare prevede sette tipologie: il base, il Superiore, il Classico proveniente dalla zona storica centrale, il Classico Superiore, lo Spumante, lo Spumante Riserva e il Passito. Lo Spumante Riserva richiede la fermentazione in bottiglia, un invecchiamento minimo di 36 mesi e l'indicazione dell'annata. Il livello qualitativo più elevato è stato scorporato nel 2010 come denominazione autonoma Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG; richiede un invecchiamento minimo di 18 mesi. Tutto sui vini Verdicchio. – SUPERIORE.DE
Verdicchio di Matelica Riserva DOCG
Il Verdicchio di Matelica Riserva, livello di qualità più elevato della denominazione Matelica, è passato da DOC a DOCG nel 2010 (tipologia Riserva dal 1995) e proviene dall'entroterra montuoso delle Marche. Il territorio di produzione è nettamente più piccolo di quello della DOC di Jesi, situata in zona costiera, e comprende otto comuni situati nel corso superiore del fiume Esino: Matelica, Esanatoglia, Gagliole, Castelraimondo, Camerino e Pioraco in provincia di Macerata, nonché Cerreto d'Esi e Fabriano in provincia di Ancona. I vigneti si trovano ad altitudini comprese tra i 400 e i 900 metri, in una valle appenninica chiusa caratterizzata da un clima marcatamente continentale. La base è costituita dall'uva Verdicchio, presente in una percentuale non inferiore all'85%.
Il disciplinare prevede per la versione Riserva un invecchiamento minimo di 18 mesi e una gradazione alcolica minima del 12,5% vol. Il terroir continentale di montagna conferisce alla Matelica Riserva un profilo strutturalmente più deciso e mineralmente più preciso, con uno spiccato potenziale di invecchiamento. Tutto sui vini Verdicchio. – SUPERIORE.DE
Vermentino di Gallura DOCG
Il Vermentino di Gallura DOCG è la denominazione di origine protetta della Gallura, nel nord-est della Sardegna, per vini a base di Vermentino. La zona delimitata comprende 23 comuni, dall'entroterra fino alla costa. Molte aree sono caratterizzate da terreni derivati dal disfacimento del granito, forte insolazione e influenza del vento e del mare. I vini devono contenere almeno il 95% di Vermentino; può concorrere fino al 5% di altri vitigni a bacca bianca non aromatici ammessi in Sardegna. La denominazione è stata riconosciuta come DOCG nel 1996.
I vini uniscono tipicamente un'aromaticità mediterranea espressiva a freschezza e a una nota spesso descritta come salina o minerale. Oltre alla tipologia base, il disciplinare prevede tra l'altro Superiore, Frizzante, Spumante, Passito e Vendemmia tardiva. Lo spettro va quindi dai bianchi secchi e vivaci fino a interpretazioni più concentrate o dolci del Vermentino. Tutto sui vini Vermentino. – SUPERIORE.DE
Vermouth di Torino (IGP)
Il Vermouth di Torino IGP è un vino aromatizzato piemontese, protetto come indicazione geografica dal decreto ministeriale del 22 marzo 2017 e oggi gestito dal Consorzio del Vermouth di Torino (2019). La base è costituita da uno o più vini italiani, ai quali vengono aggiunti alcol e un infuso a base prevalentemente di artemisia, oltre a numerose altre erbe e spezie; le piante di assenzio (Artemisia absinthium e Artemisia pontica) devono essere coltivate o raccolte in Piemonte. Il nome deriva dalla parola tedesca "Wermut". Le sue origini risalgono alla Torino del XVIII secolo, alla corte dei Savoia; nel XIX secolo, con case produttrici come Carpano, Cinzano, Cocchi, Martini e Gancia, si formò una vera e propria dinastia torinese del vermouth.
Il disciplinare distingue quattro tipologie di colore (Bianco, Ambrato, Rosato, Rosso) e tre livelli di zucchero (Extra Secco inferiore a 30 g/l, Secco inferiore a 50 g/l, Dolce a partire da 130 g/l), con gradazioni alcoliche comprese tra il 16 e il 22%. Il Vermouth di Torino Superiore richiede almeno il 17% di alcol, una percentuale di vino piemontese pari ad almeno il 50% e l'aromatizzazione con erbe della regione quali genziana, melissa, camomilla o timo, oltre all'artemisia. Tradizionalmente consumato come aperitivo, costituisce la base indispensabile per cocktail come il Martini, il Manhattan, il Negroni e l'Americano. Tutto sul vermouth. – SUPERIORE.DE
Vernaccia di Oristano DOC
La Vernaccia di Oristano DOC è stata la prima DOC della Sardegna nel 1971 ed è una delle denominazioni di vino bianco più particolari d'Italia. Il territorio di produzione comprende 17 comuni nei dintorni di Oristano, sulla costa occidentale dell'isola, in una zona dolcemente collinare lungo il fiume Tirso. La base è costituita dal vitigno autoctono Vernaccia di Oristano (100%), che dal punto di vista ampelografico è indipendente dalla Vernaccia di San Gimignano o da altre varietà denominate "Vernaccia". La forma di allevamento tradizionale è l'alberello latino.
La particolarità è rappresentata dall'affinamento ossidativo sotto uno strato di lieviti naturali (Flor) in botti (caratelli) di rovere o castagno non completamente riempite – un procedimento che ricorda l'affinamento al Flor andaluso, ma non corrisponde ad esso; alcuni singoli produttori lo integrano con un sistema simile alla solera, che prevede la miscelazione di vini di diverse annate. Il disciplinare prevede quattro tipologie con diversi periodi di invecchiamento: il tipo base (almeno 2 anni in legno, almeno 15% vol), il "Superiore" (almeno 3 anni, 15,5%), la "Riserva" (almeno 4 anni) e il "Liquoroso" (rinforzato, almeno 16,5%). La Vernaccia di Oristano si caratterizza per un colore che va dal giallo dorato all'ambra, un bouquet complesso con sentori di noce, mandorla tostata, agrumi essiccati e note di sale marino, nonché un gusto secco, corposo e salino-minerale con un lungo retrogusto – stilisticamente un lontano parente del Fino e dell'Amontillado andalusi. Tutto sui vini sardi. – SUPERIORE.DE
Vernaccia di San Gimignano DOCG
La Vernaccia di San Gimignano è lo storico vino bianco della Toscana e nel 1966 è stata la prima DOC in assoluto in Italia; nel 1993 è seguita la DOCG. La zona di produzione è limitata al comune di San Gimignano, in provincia di Siena, dove il vitigno autoctono Vernaccia di San Gimignano viene coltivato fin dal XIII secolo e, nel Rinascimento, era considerato uno dei vini più apprezzati d'Italia. Sebbene condivida il nome, questo vitigno non è botanicamente imparentato con altre Vernacce italiane, come la Vernaccia di Oristano. La DOCG prevede due tipologie: il vino base con almeno l'11,5% di alcol e la Riserva con almeno il 12,5%, undici mesi di invecchiamento e tre mesi aggiuntivi in bottiglia.
I sedimenti marini del Pliocene sotto le torri di San Gimignano, sabbia gialla con strati di argilla e tufo, costituiscono la base minerale della Vernaccia. Secco, con spiccata acidità e ricco di struttura, con l'invecchiamento in bottiglia il vino sviluppa una mineralità che ricorda la pietra focaia e la nota di mandorla nel finale, che costituisce la firma della denominazione. La Vernaccia di San Gimignano si afferma così come uno dei vini bianchi italiani più originali, con un potenziale di invecchiamento comprovato di oltre un decennio e oltre. Tutto sui vini toscani. – SUPERIORE.DE
Vernaccia di Serrapetrona DOCG
La Vernaccia di Serrapetrona DOCG è una denominazione di nicchia delle Marche interne, riservata esclusivamente allo spumante rosso. È stata scorporata dalla DOC Serrapetrona nel 2003 ed è stata al contempo la prima DOCG per spumanti delle Marche. Il territorio di produzione si estende a circa 60 chilometri dal Mare Adriatico e comprende l'intero territorio comunale di Serrapetrona, nonché parti dei comuni di Belforte del Chienti e San Severino Marche, in provincia di Macerata, a quote fino a 700 metri. La base è costituita dal vitigno autoctono Vernaccia Nera, presente in almeno l'85%, integrato da un massimo del 15% di altri vitigni rossi autorizzati nella provincia.
La particolarità risiede nella vinificazione in tre fermentazioni: la prima fermentazione del vino base fresco al momento della vendemmia, seguita dall'aggiunta di un mosto composto da almeno il 40% di uve Vernaccia Nera appassite (appassimento fino a gennaio) per la seconda fermentazione, e infine la formazione delle bollicine in bottiglia o in autoclave. Il disciplinare prevede due tipologie: la versione secca e quella dolce. Caratteristiche della Vernaccia di Serrapetrona sono un colore rosso rubino con riflessi granata, un perlage fine e persistente, nonché un bouquet aromatico di frutta rossa con sentori vinosi e una tipica freschezza frizzante – una delle espressioni più insolite dello spumante italiano. Tutto sui vini spumanti. – SUPERIORE.DE
Vigna
Nel diritto vitivinicolo italiano, il termine "vigna" indica un singolo appezzamento ufficialmente registrato, il cui nome può essere riportato sull'etichetta di un vino. A differenza delle MGA o delle UGA, che sono classificazioni collettive di intere zone, una "vigna" indica una superficie coltivata concreta, delimitata con precisione a livello di parcella, spesso all'interno di una denominazione o MGA più ampia. Il nome della vigna deve essere iscritto in un registro ufficiale della rispettiva zona di produzione.
Il suo utilizzo è soggetto a rigidi requisiti: le uve devono provenire esclusivamente dalla vigna registrata, essere vinificate e imbottigliate separatamente e, a seconda del disciplinare, anche con una resa massima ridotta rispetto alla denominazione di base. Vini di "vigna" famosi si trovano in tutta Italia, come il Barolo, il Brunello, il Franciacorta, il Chianti Classico e l'Amarone; in Alto Adige, Hofstätter ha introdotto sistematicamente questo termine sin dai primi tempi. Il termine vanta una lunga tradizione: molti vigneti portano il loro nome già dal Medioevo, mentre la codificazione giuridica è avvenuta solo con la moderna legge italiana sul vino. Il termine "Vigna" indica una precisazione geografica nel sistema italiano di denominazione di origine. – SUPERIORE.DE
Vin Santo
Il Vin Santo è un passito tradizionale toscano e umbro ottenuto da uve che, dopo la vendemmia, vengono essiccate durante l'inverno su stuoie o appese. Dopo la pigiatura, a partire da dicembre, il mosto matura per anni in piccole botti di legno, i caratelli, solitamente nella soffitta della villa, dove gli sbalzi di temperatura favoriscono la maturazione. Tradizionalmente, il sedimento della partita precedente, la madre del vin santo, viene versato nella nuova botte. Il nome risale a un aneddoto del Concilio di Firenze del 1439: si narra che il cardinale Bessarione, durante una degustazione, abbia esclamato "Questo è vin santo", alludendo al vino dolce greco Xantos.
Le denominazioni classiche si trovano in Toscana: Vin Santo del Chianti, Chianti Classico, Montepulciano e Carmignano. Le versioni bianche sono a base di Trebbiano Toscano e Malvasia; la variante speciale Occhio di Pernice è prodotta prevalentemente con Sangiovese e dà origine a un vino dal colore che va dal rosato al rosso chiaro. Il periodo di invecchiamento varia, a seconda della denominazione, da tre a cinque-sei anni, in casi isolati anche molto più a lungo (Occhio di Pernice). Dal punto di vista sensoriale, i vini presentano un colore che va dal giallo paglierino all'ambra scuro, con aromi di fichi, datteri, miele, legno di cedro e mandorla amara. In Toscana vengono tradizionalmente serviti con i cantucci. Tutto sui vini da dessert. – SUPERIORE.DE
Vino (da Tavola)
Fino al 2009, il "Vino da Tavola" era la categoria vinicola italiana di livello più basso, priva di indicazione geografica di provenienza, con i requisiti di qualità minimi e la massima libertà nella scelta dei vitigni e nella vinificazione. Era stata definita dalla legge italiana sul vino del 1963 e abolita con la riforma del mercato vitivinicolo dell'UE (OCM) del 2009; da allora, la categoria corrispondente porta solo la denominazione "Vino", con o senza l'indicazione facoltativa del vitigno e dell'annata.
La categoria deve la sua paradossale fama ai Super Tuscans degli anni '70 e '80: poiché utilizzavano vitigni internazionali come il Cabernet Sauvignon o il Merlot, vini come il Sassicaia (prima annata commerciale 1968), il Tignanello (1971) o l'Ornellaia (1985) non potevano essere classificati come Chianti o altre DOC e dovevano essere immessi sul mercato come "Vino da Tavola". Nonostante questa declassificazione giuridica, raggiunsero fama mondiale e prezzi pari a quelli dei Bordeaux. La risposta del legislatore arrivò nel 1992 con la nuova categoria IGT; la DOC Bolgheri esisteva già dal 1983 e nel 1994 fu ampliata in modo determinante per includere i vini rossi. – SUPERIORE.DE
Vino biodinamico
Il vino biodinamico nasce dalla viticoltura biodinamica, che va oltre i requisiti della viticoltura biologica e si basa sui principi antroposofici di Rudolf Steiner del 1924. Il vigneto viene considerato un organismo vivente nel contesto dell'azienda agricola, del suolo e dei ritmi cosmici. Oltre alle norme biologiche dell'UE, vengono utilizzati preparati biodinamici, in primo luogo il letame di corno e la silice di corno, integrati da preparati a base di compost e erbe. Le fasi lunari e le costellazioni planetarie possono influire sulla pianificazione dei lavori, soprattutto in vigna.
Le certificazioni vengono rilasciate da associazioni di diritto privato con requisiti più rigorosi rispetto al marchio biologico dell'UE, in particolare Demeter, Biodyvin e respekt-BIODYN. Tra i pionieri italiani figurano Elisabetta Foradori in Trentino, Manincor in Alto Adige, Josko Gravner nel Collio e Arianna Occhipinti a Vittoria. Tutto sui vini biologici. – SUPERIORE.DE
Vino biologico
Il vino biologico è un vino ottenuto da uve coltivate e lavorate secondo criteri biologici certificati. Le prime normative UE sulla viticoltura biologica del 1991 si limitavano inizialmente al vigneto; la vinificazione in cantina è stata regolamentata in modo vincolante solo con il regolamento UE 203/2012. Da allora, il termine è protetto giuridicamente sull'etichetta. Oggi sono in vigore il regolamento UE sul biologico 2018/848 e il regolamento di esecuzione 2021/1165.
In cantina sono limitati determinati processi enologici, tra cui la concentrazione parziale mediante raffreddamento, ed è ridotto il numero di coadiuvanti ammessi. I limiti massimi di anidride solforosa sono inferiori rispetto al vino convenzionale e variano a seconda del tipo di vino e del contenuto di zucchero residuo. Il vino biologico è riconoscibile dal logo biologico dell'UE e dal numero di codice dell'ente di controllo biologico. L'Italia è uno dei principali paesi produttori di vino biologico in Europa. Tutto sui vini biologici. – SUPERIORE.DE
Vino cotto
Il vino cotto è una bevanda tradizionale delle regioni italiane delle Marche e dell'Abruzzo, ottenuta facendo bollire il mosto d'uva su fuoco vivo. Il mosto fresco, ottenuto da vitigni locali come il Montepulciano o il Trebbiano d'Abruzzo, viene riscaldato in grandi caldaie di rame fino a ridursi a un terzo o alla metà del suo volume originale; successivamente avviene la fermentazione e l'affinamento in piccole botti di castagno o di rovere, spesso a contatto con annate precedenti. Il vino cotto finito raggiunge una gradazione alcolica compresa tra il 12 e il 14% vol e conserva la sua caratteristica dolcezza grazie allo zucchero residuo concentrato.
Dal punto di vista giuridico, il vino cotto non rientra nelle categorie enologiche dell'UE, poiché la cottura del mosto non figura tra le pratiche enologiche autorizzate; è registrato come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) dal Ministero delle Politiche Agricole italiano e, nelle Marche, è disciplinato da un proprio disciplinare pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Marche n. 63/2002. Le origini di questo procedimento risalgono all'antichità romana, quando il defrutum e la sapa venivano ottenuti in modo simile. A partire dagli anni '90, il vino cotto sta vivendo una rinascita; il centro di questa rinascita è Loro Piceno con la sua annuale Sagra del Vino Cotto. – SUPERIORE.DE
Vino da meditazione
Il "vino da meditazione" indica una categoria culturale di vini che non viene consumata durante i pasti, ma gustata per se stessa e in un clima di tranquillità contemplativa. Il termine è stato coniato dal giornalista enologico ed enologo italiano Luigi Veronelli (1926–2004) e originariamente aveva un significato molto ampio: ogni vino, rosso o bianco, fermo o frizzante, secco o dolce, che possieda la necessaria complessità aromatica e persistenza per poter reggere il confronto da solo. Nella pratica, oggi il termine si è ristretto prevalentemente ai passiti dolci e ai vini strutturati e di lunga maturazione.
Tra i classici italiani figurano passiti dolci come il Vin Santo del Chianti DOC, il Passito di Pantelleria DOC, il Recioto della Valpolicella DOCG e il Picolit dei Colli Orientali del Friuli DOCG. A questi si aggiungono grandi vini rossi strutturati e di lunga maturazione come il Barolo Riserva, il Brunello di Montalcino, l'Amarone della Valpolicella DOCG o il Sagrantino di Montefalco DOCG, nonché il Marsala Superiore Riserva e il Barolo Chinato aromatizzato. – SUPERIORE.DE
Vino dolce
→ Vedi Vino da dessert
Vino fermo
Il termine "vino fermo" è la denominazione comunemente utilizzata per indicare il vino privo di anidride carbonica percepibile; la categoria di prodotto di base prevista dalla normativa vinicola è semplicemente denominata "vino". La base giuridica è costituita dal Regolamento UE n. 1308/2013, allegato VII, parte II, n. 1. Per distinguerlo dalle categorie di vini frizzanti, vale quanto segue: la sovrapressione di anidride carbonica a 20 °C deve essere inferiore a 1 bar; a partire da 1 bar si tratta di "frizzante", a partire da 3 bar di "spumante". I limiti minimi di gradazione alcolica variano a seconda della zona vitivinicola dell'UE; per l'Italia, che rientra prevalentemente nella zona C, la gradazione alcolica minima è in linea di principio del 9% vol, con eccezioni per i vini DOP e i vini dolci aromatici.
La stragrande maggioranza dei vini europei rientra nella categoria dei vini fermi: i classici vini rossi, bianchi e rosati, così come i vini da dessert fermi o i passiti. In Italia, praticamente tutti i principali vini rossi DOP, come il Barolo DOCG, il Brunello di Montalcino DOCG, Chianti Classico DOCG o l'Amarone della Valpolicella DOCG rientrano in questa categoria, così come i grandi vini bianchi quali il Fiano di Avellino DOCG, il Vermentino di Gallura DOCG o il Soave Superiore DOCG. – SUPERIORE.DE
Vino liquoroso
Il vino liquoroso costituisce una categoria a sé stante nella normativa UE in materia di vino. Il titolo alcolometrico effettivo è generalmente compreso tra il 15 e il 22% vol, mentre il titolo alcolometrico totale è pari ad almeno il 17,5% vol; il prodotto di base deve di norma presentare un titolo alcolometrico naturale di almeno il 12% vol. Per alcuni vini liquorosi protetti sono previste delle eccezioni.
Il vino liquoroso viene prodotto a partire da mosto in fermentazione, vino o una loro combinazione, ai quali, a seconda del prodotto, vengono aggiunti, tra l'altro, alcol neutro di origine viticola o distillato di vino o di uve secche; possono essere ammessi anche determinati prodotti a base di mosto. Il Marsala è l'esempio italiano più noto di questa categoria. Tutto sui Distillati +. – SUPERIORE.DE
Vino Nobile di Montepulciano DOCG
Il Vino Nobile di Montepulciano DOCG è stato il primo vino italiano a fregiarsi della fascetta DOCG nel 1980 ed è al contempo una delle denominazioni toscane più prestigiose a base di Sangiovese. La zona di produzione è limitata al territorio comunale di Montepulciano, in provincia di Siena, a quote comprese tra i 250 e i 600 metri, tra i fiumi Orcia e Chiana. La base è costituita dall'uva Sangiovese (chiamata localmente "Prugnolo Gentile") in una percentuale minima del 70%, integrata da un massimo del 30% di altri vitigni rossi autorizzati a Siena e da un massimo del 5% di vitigni bianchi – classicamente Canaiolo Nero, Mammolo, Colorino e Malvasia Bianca Lunga.
Il disciplinare prevede due tipologie: il Vino Nobile di Montepulciano (invecchiamento minimo di 2 anni, per cui il disciplinare ammette tre percorsi di affinamento con 24, 18 o 12 mesi in legno, gradazione alcolica minima 12,5% vol) e il Vino Nobile di Montepulciano Riserva (minimo 3 anni di affinamento, di cui 1 in legno e 6 mesi in bottiglia, gradazione alcolica minima 13% vol). A completamento dell'offerta, i produttori propongono il Rosso di Montepulciano DOC, una variante più giovane, e il Vin Santo di Montepulciano DOC bianco. Con la riforma del 2025 sono state definite dodici Unità Geografiche Aggiuntive; la nuova menzione "Pieve" associa regole di produzione più rigorose all'indicazione di una di queste unità. Tutto sui vini Vino Nobile. – SUPERIORE.DE
Vino rosato
→ Vedi Vino rosato
Vino sfuso
Per vino sfuso si intende un vino che non viene commercializzato come prodotto finito in bottiglia, ma viene trasportato, scambiato o servito in contenitori di maggiore capacità. Oggi si utilizzano soprattutto serbatoi, tank container, autocisterne e sistemi bag-in-box; storicamente avevano un ruolo più importante botti di legno e damigiane. "Vino sfuso" descrive quindi soprattutto una forma di trasporto e commercializzazione, non una categoria giuridica di qualità. A seconda dell'origine e del relativo disciplinare, vini di categorie diverse possono essere movimentati sfusi, anche se alcune denominazioni protette prevedono prescrizioni sull'imbottigliamento o sul luogo in cui deve avvenire.
Il vino sfuso viene commercializzato tra viticoltori, cantine e imbottigliatori, ma può anche essere venduto o servito direttamente al consumatore come vino alla mescita. In Italia vino della casa indica invece il vino proposto come vino della casa da un esercizio gastronomico e non è necessariamente sinonimo di vino sfuso. Storicamente, la vendita di vino non imbottigliato ha avuto grande importanza economica in molte regioni vinicole europee, prima della forte diffusione dell'imbottigliamento all'origine. – SUPERIORE.DE
Vino spumante di qualità
Il "spumante di qualità" è una categoria giuridica dell'UE che si riferisce a spumanti soggetti a requisiti di qualità più elevati rispetto al semplice "vino spumante" (VS). La base giuridica è costituita dal Regolamento UE n. 1308/2013, allegato VII, parte II, n. 5. Sono richiesti una sovrapressione di almeno 3,5 bar a 20 °C (per le bottiglie di piccolo formato fino a 250 ml sono sufficienti 3 bar), un titolo alcolometrico totale della cuvée di almeno il 9% vol e un processo di produzione della durata minima di sei mesi a partire dall'inizio della seconda fermentazione. Nel caso della produzione in singola bottiglia secondo il Metodo Classico, la durata minima prescritta del processo di produzione è di nove mesi.
All'interno della classificazione UE figurano inoltre due categorie autonome: lo spumante aromatico di qualità (VSQA, n. 6) per i vini ottenuti da Moscato, Brachetto o vitigni simili, nonché lo spumante con anidride carbonica aggiunta (VSG, n. 7). La maggior parte degli spumanti italiani di alta qualità, dal Franciacorta DOCG al Trento DOC e dall'Alta Langa DOCG al Prosecco DOC, rientra nella categoria VSQ. Tutto sugli spumanti. – SUPERIORE.DE
Vino varietale
Per "vino monovitigno" si intende un vino il cui nome sull'etichetta deriva dal vitigno principale e che contiene tale vitigno in una percentuale minima definita dalla legge. Secondo la normativa UE in materia di vino, almeno l'85% delle uve deve provenire dal vitigno indicato; se sono indicate due o più varietà, il vino deve essere composto al 100% da tali varietà, elencate in ordine decrescente di quantità. L'indicazione del vitigno è consentita per i vini DOP, IGP e per i vini senza indicazione geografica con espressa indicazione del vitigno.
In Italia, la riforma della classificazione dei vini del 2010 ha introdotto la categoria autonoma "Vino varietale": vini semplici senza DOP o IGP, che possono comunque essere etichettati con il vitigno e l'annata. In questo caso sono ammessi solo vitigni internazionali selezionati come Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Merlot, Sauvignon Blanc o Syrah; la provenienza geografica non può essere indicata. Per i vini DOP/IGP, l'indicazione del vitigno è disciplinata dal disciplinare, spesso in combinazione con il nome della località, come nel caso del Barbera d'Asti DOCG. – SUPERIORE.DE
Vitigno autoctono
Per "vitigno autoctono" si intende una varietà di uva che ha avuto origine in una determinata area geografica e che vi viene coltivata da tempo. Il termine deriva dal greco autóchthonos (dalla terra stessa) e si contrappone ai vitigni internazionali come il Cabernet Sauvignon, il Merlot o lo Chardonnay, che sono stati diffusi in tutto il mondo al di fuori della loro zona di origine. L'Italia, con oltre 500 varietà autoctone documentate, è uno dei paesi più ricchi al mondo in termini di vitigni; di questi, circa 350 vengono regolarmente utilizzati per la vinificazione.
Tra i vitigni autoctoni italiani più noti figurano il Nebbiolo in Piemonte, la Corvina in Veneto, la Ribolla Gialla in Friuli, il Sangiovese in Toscana, l'Aglianico in Campania e in Basilicata, il Primitivo in Puglia, il Nero d'Avola in Sicilia e il Vermentino in Sardegna. Dopo decenni in cui i vitigni internazionali hanno dominato la scena, a partire dagli anni '80 le varietà autoctone hanno vissuto una rinascita: oggi sono considerate l'espressione del terroir e della cultura vitivinicola regionale. – SUPERIORE.DE
Vivace
Il termine "vivace" descrive un vino che al palato mostra dinamismo, anziché apparire monotono. Questa impressione deriva soprattutto dall'acidità, spesso accentuata dall'anidride carbonica disciolta, che permane in piccole quantità anche nei vini fermi e provoca un leggero formicolio sulla lingua.
A differenza della "freschezza", che indica uno stato, il termine "vivace" si riferisce all'evoluzione: il vino continua a svilupparsi in bocca, invece di fermarsi immediatamente su una singola impressione. – SUPERIORE.DE
VQPRD
VQPRD è l'acronimo di Vino di Qualità Prodotto in Regione Determinata, una categoria dell'UE che fino al 2009 costituiva la classe superiore per tutti i vini di qualità prodotti in un'area geograficamente delimitata. In Italia comprendeva le due menzioni tradizionali DOC e DOCG, in Francia AOC e VDQS. Con la riforma del mercato vitivinicolo dell'UE (OCM) del 2009 e la sua attuazione in Italia con il D.Lgs. 61/2010, successivamente sostituito dal Testo Unico sul Vino (Legge 238/2016), la categoria è stata abolita e sostituita dalla denominazione DOP (Denominazione di Origine Protetta).
All'interno del sistema VQPRD esistevano sottocategorie specifiche: VLQPRD per i vini liquorosi, VSQPRD per i vini spumanti di qualità e VFQPRD per i vini frizzanti. Anche queste denominazioni sono state abolite con la riforma. L'attuale normativa UE in materia di vino separa la categoria di prodotto dalla tutela dell'origine: le categorie di prodotto sono disciplinate nell'allegato VII, parte II, del regolamento UE n. 1308/2013, mentre la tutela dell'origine è gestita autonomamente tramite le denominazioni DOP/IGP; non esiste quindi una corrispondenza diretta 1:1 con le vecchie denominazioni QPRD. Il termine VQPRD si trova oggi soprattutto in documenti legislativi più datati e in testi specialistici. – SUPERIORE.DE
VSQ
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