Glossario
Ramandolo DOCG
La DOCG Ramandolo è stata nel 2001 la prima DOCG del Friuli, scorporata da una tipologia della DOC Colli Orientali del Friuli. La zona di produzione è limitata ai comuni di Nimis e Tarcento, in provincia di Udine, ai piedi del Monte Bernadia (1.732 m). I vigneti terrazzati, esposti a sud, si trovano tra i 250 e i 413 metri; le precipitazioni eccezionalmente abbondanti e gli spiccati sbalzi termici tra il giorno e la notte prima della vendemmia creano una sorta di "isola" climatica che caratterizza la maturazione delle uve. La base è costituita dal Verduzzo Friulano (100%), chiamato localmente "verduzzo giallo".
Il disciplinare prevede due tipologie: il Ramandolo e il Ramandolo Riserva, che subisce un affinamento nettamente più lungo. In entrambi i casi, le uve vengono appassite sulla vite o in locali appositi – l'appassimento è una caratteristica del processo di produzione, non una denominazione specifica della tipologia. Il Ramandolo si contraddistingue per un colore giallo dorato intenso, un bouquet intenso di albicocca secca, miele e nocciola, nonché un gusto dolce, strutturato e vellutato, elegantemente bilanciato dalla spiccata acidità del Verduzzo. Tutto sui vini da dessert. – SUPERIORE.DE
Ramato
Il termine "ramato" descrive un vino bianco con riflessi rosso-arancio. Ciò è dovuto a due cause molto diverse. Nel caso del Ramato, il colore è voluto: gli acini del Pinot Grigio sono di colore grigio-rosato e un breve contatto del mosto con le bucce trasferisce questa tonalità al vino – una tradizione friulana.
Una tonalità simile si forma invece in modo involontario a causa dell'ossidazione, quando un vino bianco viene esposto a una quantità eccessiva di ossigeno; in questo caso si aggiungono solitamente note delicate che ricordano la noce o la buccia di mela. Il colore da solo, quindi, non dice molto: solo insieme al profumo si capisce di quale caso si tratti. – SUPERIORE.DE
Recioto
In Veneto, il termine "Recioto" indica vini dolci ottenuti da uve appassite, la cui fermentazione viene gestita o interrotta in modo tale da preservare lo zucchero residuo naturale. Tre DOCG portano questo nome: il Recioto della Valpolicella come vino rosso e il Recioto di Soave e il Recioto di Gambellara come vini bianchi.
L'origine più probabile del nome è il termine veronese "recia", che significa "orecchio" e si riferisce in particolare alle parti più esposte del grappolo. Storicamente, il Recioto è strettamente legato all'Amarone: l'Amarone si è sviluppato come variante fermentata a secco di questo tipo di vino; sulle prime etichette si trova infatti la denominazione "Recioto della Valpolicella Amarone". Solo in seguito l'Amarone si è affermato come denominazione autonoma. Oggi l'Amarone della Valpolicella e il Recioto della Valpolicella sono DOCG autonome con regole di produzione nettamente distinte. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Appassimento · Passito · Dolcificazione · Amarone
Recioto della Valpolicella DOCG
Il Recioto della Valpolicella è lo storico vino dolce della provincia di Verona e l'antenato dell'Amarone. Le sue origini risalgono alla tarda antichità: già nel IV secolo Cassiodoro descriveva l'Acinatico come un vino denso e dolce ottenuto da uve appassite, il precursore dell'odierno Recioto. Il nome stesso deriva dal termine dialettale veronese "recia" (orecchio) e indica le parti superiori dell'acino, più esposte al sole, che vengono selezionate per l'appassimento. La zona comprende numerosi comuni della provincia di Verona, con le sottozone Classico e Valpantena. Le varietà di base sono la Corvina Veronese (dal 45 al 95%) e la Rondinella (dal 5 al 30%); riconosciuto come DOC nel 1968, è stato elevato a DOCG nel 2010.
Dopo la vendemmia, le uve selezionate vengono appassite per diversi mesi su stuoie di paglia, concentrando così zuccheri, colore e aromi. Durante la fermentazione, il processo viene interrotto prima che tutto lo zucchero sia stato trasformato in alcol: questa è la differenza fondamentale rispetto all'Amarone, che storicamente nacque da un Recioto dimenticato, la cui fermentazione proseguì senza interruzioni. Il risultato è un vino dolce dal colore rosso granato intenso, dalla consistenza densa e vellutata, con aromi di ciliegia matura, fico, uva passa e cioccolato e una notevole freschezza che la Corvina conserva anche con elevati livelli di zucchero. Il Recioto della Valpolicella non è quindi solo uno degli stili vinicoli più antichi d'Europa, ma anche la radice dolce dell'odierno successo dell'Amarone. Tutto sui vini da dessert. – SUPERIORE.DE
Recioto di Gambellara DOCG
Il Recioto di Gambellara DOCG è una denominazione veneta di vino dolce, elevata dal 2008 a DOCG a partire dalla DOC Gambellara (1970). La zona di produzione comprende quattro comuni della provincia occidentale di Vicenza, al confine con Verona (Gambellara, Montebello Vicentino, Montorso Vicentino, Zermeghedo), ai piedi dei Monti Lessini, ad altitudini comprese tra i 250 e i 350 metri. Il vitigno di base è la Garganega (100%).
A differenza dei simili Recioto di Soave DOCG e Recioto della Valpolicella DOCG, il Recioto di Gambellara è prodotto esclusivamente con un unico vitigno. Il disciplinare prevede due tipologie: il Recioto di Gambellara Classico, tradizionalmente anche leggermente frizzante, e il Recioto di Gambellara Spumante. Il nome "Recioto" deriva dal veneto "recia" (orecchio) e indica la parte superiore del grappolo, quella più matura al sole, tradizionalmente utilizzata per il Passito. Caratteristiche tipiche sono un colore che va dal giallo paglierino intenso al giallo dorato, un bouquet intenso di frutta gialla essiccata, miele e marzapane, nonché un gusto dolce e armonioso con una leggera nota amara nel finale. Tutto sui vini veneti. – SUPERIORE.DE
Recioto di Soave DOCG
Nel 1998 il Recioto di Soave DOCG è stato riconosciuto come la prima DOCG del Veneto, distaccandosi da una tipologia della Soave DOC. La zona di produzione comprende le colline intorno a Soave e Monteforte d'Alpone, in provincia di Verona. La base è costituita dal vitigno Garganega (almeno il 70%), integrato da un massimo del 30% di Trebbiano di Soave, Pinot Bianco o Chardonnay. La menzione "Classico" è riservata alla zona storica centrale che circonda Soave e Monteforte d'Alpone; 33 Menzioni Geografiche Aggiuntive (MGA) consentono un'ulteriore precisazione geografica.
La denominazione si articola in tre tipologie: il Recioto di Soave fermo, il Recioto di Soave Classico e il Recioto di Soave Spumante. Caratteristica distintiva è la tradizionale essiccazione delle uve su graticci di bambù (arele) in locali ventilati (fruttai) per un periodo che può arrivare fino a sei mesi, con una perdita di peso del 35-45%; spesso durante questo processo si forma una sottile muffa nobile. Il vino che ne deriva presenta un colore giallo dorato intenso, un bouquet intenso di frutta gialla secca, miele, albicocca e le tipiche note di mandorla del vitigno Garganega, nonché un gusto dolce, corposo e avvolgente con una lunga persistenza. Tutto sui vini veneti. – SUPERIORE.DE
Remuage
Il remuage consiste nello scuotere e ruotare gradualmente le bottiglie dopo la fermentazione in bottiglia, affinché il deposito di lieviti si accumuli sul tappo o nel collo della bottiglia. Solo così è possibile rimuovere in modo mirato il sedimento durante la successiva sboccatura.
Tradizionalmente, le bottiglie vengono collocate nei pupitres di remuage e ruotate regolarmente per giorni o settimane, venendo progressivamente capovolte. Nelle cantine moderne, spesso sono le gyropalette o i robot di remuage a eseguire questo movimento per molte bottiglie contemporaneamente. Al remuage segue la sboccatura. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Tirage · Sboccatura · Metodo Classico
Residuo zuccherino
Lo zucchero residuo è lo zucchero che rimane nel vino dopo la fermentazione, espresso in grammi per litro. Si forma quando la fermentazione termina prematuramente – spontaneamente, perché l'aumento della gradazione alcolica inibisce i lieviti, oppure in modo mirato tramite raffreddamento, solfitazione o filtrazione. La normativa vinicola dell'UE associa a questo valore precise definizioni organolettiche: secco fino a 4 grammi per litro, semisecco fino a 12, amabile fino a 45, dolce oltre tale valore. Per le due categorie inferiori è prevista un'eccezione per i vini con elevata acidità: "secco" fino a 9 grammi, se l'acidità totale è inferiore di non più di 2 grammi, e "semisecco" fino a 18 grammi con una differenza massima di 10 grammi.
Lo zucchero residuo non viene percepito come quantità assoluta, ma in rapporto all'acidità: è proprio a questo che mirano le eccezioni. Un vino con acidità marcata e 8 grammi di zucchero residuo può risultare secco al palato, mentre uno con scarsa acidità e 5 grammi può già risultare dolcastro. Inoltre, lo zucchero aumenta la viscosità e attenua l'effetto dell'acidità e dei tannini; per questo motivo i vini con zucchero residuo risultano spesso più morbidi e corposi di quanto il loro grado alcolico lascerebbe supporre. – SUPERIORE.DE
Riduttivo
Il termine "riduttivo" indica un processo di affinamento che esclude il più possibile il contatto con l'ossigeno. A tal fine si utilizzano contenitori a tenuta di gas, solitamente serbatoi in acciaio inossidabile, gas di protezione che sostituiscono l'ossigeno all'interno del contenitore – per lo più azoto, argon o anidride carbonica –, la solforazione, contenitori riempiti il più possibile e percorsi di lavorazione brevi. L'obiettivo è preservare il frutto primario; questo procedimento è tipico dei vini bianchi aromatici, dei vini rossi giovani e dei vini spumanti.
Il termine ha tuttavia un secondo significato, che porta regolarmente a malintesi. Si definisce "riduttivo" anche uno stato aromatico: in presenza di ossigeno insufficiente, i lieviti formano idrogeno solforato e composti affini, che emanano odori di pietra focaia, fiammifero strappato, gomma o uova marce. Se poco pronunciate, queste note scompaiono con l'aerazione o l'affinamento in bottiglia, mentre un odore sgradevole più persistente rimane. In ogni caso, non è possibile escludere completamente l'ossigeno: anche i lieviti ne necessitano una piccola quantità durante la fermentazione. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Ossidativo · Gas di protezione
Rimontaggio
Il "remontage", detto anche "ripompaggio", consiste nel prelevare il mosto in fermentazione dal fondo del serbatoio e nel ripomparlo sopra il cappello di vinaccia. È il più comune dei tre metodi utilizzati per controllare la fermentazione sulle bucce. Misurazioni comparative hanno dimostrato che garantisce un'estrazione più intensa rispetto alla follatura e al délestage; tuttavia, l'entità della differenza dipende dalle modalità concrete di esecuzione.
Il motivo è al tempo stesso il limite: durante il pompaggio, il mosto assorbe ossigeno. Ciò favorisce la stabilità del colore, ma può risultare indesiderabile se si punta a uno stile riduttivo. Alcuni produttori preferiscono quindi lasciare che il mosto scorra per gravità anziché pomparlo. La scelta tra i tre metodi è una questione di stile, e i confini sono fluidi: frequenza, durata e intensità hanno un impatto maggiore rispetto al metodo stesso. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Follatura · Délestage
Ripasso
Il Ripasso è una tecnica di vinificazione della Valpolicella nella quale un vino Valpolicella viene rifermentato sulle vinacce rimaste dopo l'estrazione dei prodotti destinati ad Amarone della Valpolicella e/o Recioto della Valpolicella. L'attuale disciplinare prescrive per questa rifermentazione una durata minima di tre giorni. Durante il processo, dalle vinacce e dalla loro frazione liquida passano nel vino ulteriori sostanze coloranti, aromatiche e tanniche, oltre a zuccheri fermentescibili. Rispetto a un Valpolicella classico, il Ripasso può così sviluppare maggiore corpo, calore e struttura, senza essere prodotto con lo stesso procedimento dell'Amarone.
Il Valpolicella Ripasso possiede una propria DOC; alla base restano i vitigni tradizionali della Valpolicella, in particolare Corvina o Corvinone e Rondinella. Il vino non può essere immesso al consumo prima del 1° gennaio del secondo anno successivo alla vendemmia. Stilisticamente mostra spesso ciliegia matura, frutto più scuro, spezie e talvolta richiami alla frutta secca, ma secondo il disciplinare è un vino rosso secco e non va quindi definito attraverso una presunta "dolcezza". Tutto sui vini della Valpolicella. – SUPERIORE.DE
Riserva
"Riserva" è una denominazione specifica tradizionale prevista dalla normativa vitivinicola italiana, che indica periodi di invecchiamento prolungati all'interno di una denominazione esistente. Ai sensi del Testo Unico sul Vino (Legge 238/2016, art. 31), tale denominazione è riservata ai vini a denominazione di origine protetta (DOC e DOCG) e deve essere disciplinata nel rispettivo disciplinare. La legge stabilisce come periodo minimo di invecchiamento due anni per i vini rossi, un anno per i vini bianchi e gli spumanti a fermentazione in vasca (metodo Martinotti/Charmat) e tre anni per gli spumanti a fermentazione in bottiglia (metodo classico). Nel caso di assemblaggi di diverse annate, la denominazione "Riserva" può essere attribuita solo dopo la scadenza del periodo minimo di invecchiamento dell'intero lotto.
Questi periodi rappresentano i limiti minimi, che molte denominazioni superano nettamente nei propri disciplinari: il Chianti Classico Riserva richiede almeno 24 mesi di maturazione (di cui 3 in bottiglia), il Brunello di Montalcino Riserva sei anni complessivi (di cui 2 anni in legno e 6 mesi in bottiglia), il Barolo Riserva 62 mesi a partire dall'anno di vendemmia (di cui 18 mesi in botte). Se l'invecchiamento avvenga in botte, in bottiglia o con una ripartizione libera, è regolato esclusivamente dal rispettivo disciplinare; la legge non prevede un obbligo generale di invecchiamento in botte. La denominazione "Riserva" si distingue da quella di "Superiore" – che comprende soprattutto criteri più rigorosi in materia di coltivazione e vinificazione – in quanto disciplina principalmente la dimensione temporale. – SUPERIORE.DE
Roero DOCG
Il Roero è la DOCG piemontese situata sulla riva sinistra del Tanaro, di fronte alle Langhe. Comprende 19 comuni della provincia di Cuneo, il cui paesaggio è caratterizzato dalle cosiddette "rocche": imponenti formazioni erosive sabbiose, formatisi in seguito al fenomeno geologico della deviazione del Tanaro. I terreni risalgono a un antico braccio di mare: sedimenti sabbiosi di origine marina con argilla e calcare, decisamente più leggeri dei più pesanti terreni marnosi delle Langhe. Riconosciuto come DOC nel 1985, il Roero è stato elevato a DOCG nel 2004.
La DOCG comprende due vini: il Roero Rosso, composto da almeno il 95% di Nebbiolo, con 20 mesi di affinamento (di cui 6 in legno) per la versione base e 32 mesi (di cui anch'essi 6 in legno) per la Riserva; e il Roero Arneis, composto per almeno il 95% da Arneis, disponibile anche nelle versioni Riserva e Spumante. Sui terreni sabbiosi il Nebbiolo mostra un carattere diverso rispetto a quello del Barolo o del Barbaresco: più fruttato, meno aspro nei tannini, più precoce nella bevibilità. L'Arneis bianco offre un bouquet delicato di fiori bianchi, pera e nocciola ed è oggi uno dei vini bianchi più famosi del Piemonte. La DOCG unisce così un Nebbiolo più accessibile a un Arneis che fa da riferimento ben oltre i confini della regione. Tutto sui vini Nebbiolo. – SUPERIORE.DE
Romagna Albana DOCG
La Romagna Albana è la storica DOCG di vino bianco dell'Emilia-Romagna e, nel 1987, è stato il primo vino bianco in assoluto in Italia a cui è stata riconosciuta la denominazione DOCG. La zona si estende tra le province di Bologna, Ravenna e Forlì-Cesena, con la formazione calcarea dello Spungone che ne costituisce la spina dorsale geologica e si snoda attraverso le colline. La base è costituita dal vitigno autoctono Albana, presente in almeno il 95% – un vitigno che si trova raramente al di fuori della Romagna e che, per essere un vino bianco, presenta un contenuto di tannini insolitamente elevato. Riconosciuta come DOC nel 1967, è stata elevata a DOCG nel 1987; nel 2011 il nome è stato cambiato da Albana di Romagna a Romagna Albana.
La DOCG comprende quattro tipologie: Secco, Amabile, Dolce e Passito, a cui si aggiunge un Passito Riserva. Per il Passito, le uve vengono appassite tra il 15 ottobre e il 30 marzo, per raggiungere almeno 285 g di zucchero per litro; in caso di attacco da Botrytis (muffa nobile), tali scadenze non si applicano e i requisiti diventano più rigorosi. L'Albana secco presenta una struttura insolita per un vino bianco, con tannini percettibili, note di albicocca, camomilla e agrumi; il Passito è di colore ambrato, con aromi di frutta secca, miele e pesca. La DOCG racchiude così l'intera gamma di uno dei vitigni bianchi più originali d'Italia. Tutto sui vini dell'Emilia-Romagna. – SUPERIORE.DE
Romagna Sangiovese DOC
La Romagna Sangiovese DOC è la denominazione di vino rosso principale dell'Emilia-Romagna, riconosciuta nella sua forma attuale dal 2011 come parte della denominazione di livello superiore Romagna DOC (predecessore: Sangiovese di Romagna DOC dagli anni '60). Il territorio di produzione si estende sulla zona collinare del Preappennino nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini e in sette comuni di Bologna – una delle denominazioni di Sangiovese più estese dell'Italia centrale. La base è costituita dall'uva Sangiovese, presente in una percentuale minima dell'85%. Un atto notarile di Faenza del 1672 attesta la presenza del vitigno Sangiovese in Romagna già in epoca antica.
La DOC prevede tre livelli qualitativi: il tipo base (almeno 12% vol.), il Superiore (almeno 12,5%) e i vini delle sottozone con opzione Riserva (almeno 13%, resa massima 9 t/ha). Il disciplinare riconosce 16 sottozone ufficiali, tra cui Bertinoro (terreni calcarei e porosi di spungone, vini dal gusto corposo e di media intensità), Predappio (spungone, sabbia e argilla; tannini decisi, lungo potenziale di invecchiamento) e Modigliana (margna e arenaria fino a 570 m di altitudine; stile snello e floreale con acidità vivace). Il Sangiovese romagnolo si caratterizza per un colore rosso rubino, un bouquet aromatico di frutta rossa e note speziate, nonché un gusto secco ed equilibrato, la cui varietà stilistica riflette la diversità delle sottozone. Tutto sui vini dell'Emilia-Romagna. – SUPERIORE.DE
Rosato
→ Vedi Vino rosato
Rosazzo DOCG
Nel 2011, dalla DOC Colli Orientali del Friuli è stata scorporata la DOCG Rosazzo. Questa piccola zona viticola comprende solo i comuni di Manzano, San Giovanni al Natisone e una propaggine a Corno di Rosazzo (provincia di Udine). I terreni sono costituiti da marna e arenaria di origine eocenica – localmente denominate "Ponca" o "Flysch" – che conferiscono al vino una spiccata struttura minerale. Il nome deriva dall'Abbazia romanica di Rosazzo (fondata tra il 1068 e il 1070), i cui documenti monastici attestano la produzione vinicola della zona fin dal XIV secolo; la Serenissima Repubblica di Venezia importava questi vini nelle proprie corti già dal 1420.
Il Rosazzo è un assemblaggio sapientemente studiato composto da diversi vitigni: Friulano (almeno il 50%), Sauvignon (20-30%), Pinot Bianco e/o Chardonnay (20-30%) e Ribolla Gialla (fino al 10%); inoltre, è possibile utilizzare fino al 5% di altri vitigni a bacca bianca autorizzati nella provincia di Udine. Il risultato è un vino bianco raffinato e corposo, dal colore che va dal giallo paglierino intenso al giallo dorato, con un bouquet complesso di frutta bianca matura, fiori di agrumi, bergamotto ed erbe mediterranee, nonché un gusto secco, salino-minerale con acidità equilibrata e spiccato potenziale di invecchiamento. Tutto sui vini del Friuli. – SUPERIORE.DE
Rosso Conero DOC
La DOC Rosso Conero è la denominazione principale dei vini rossi delle Marche situati intorno al massiccio costiero del Monte Conero (572 m), riconosciuta dal 1967. La zona di produzione comprende sette comuni della provincia di Ancona: il territorio principale di Ancona, Offagna, Camerano, Sirolo, Numana e parti di Castelfidardo e Osimo. La base è costituita dal vitigno Montepulciano, presente in almeno l'85%, integrato da un massimo del 15% di altri vitigni rossi ammessi nelle Marche. Il clima costiero del Monte Conero, caratterizzato da calde influenze adriatiche e da terreni rocciosi calcarei, conferisce ai vini la loro tipica freschezza e struttura.
La versione base è il Rosso Conero DOC (almeno 11,5% vol); la versione Riserva è stata scorporata nel 2004 come Conero DOCG a sé stante (Montepulciano almeno l'85%, Sangiovese al massimo il 15%, almeno 24 mesi di affinamento, almeno 12,5% vol). A partire dalla riforma del disciplinare del 2025, la Conero DOCG prevede inoltre una tipologia "Rosa" o "Rosato". Il Rosso Conero si caratterizza per un colore rosso rubino intenso, un bouquet intenso di frutta scura matura, ciliegia e sentori speziati, nonché un gusto corposo ed equilibrato con tannini morbidi e buona freschezza – caratteristiche che posizionano il Rosso Conero come una variante a sé stante del Montepulciano, accanto al Montepulciano d'Abruzzo DOC, che registra volumi di produzione maggiori. Tutto sui vini delle Marche. – SUPERIORE.DE
Rosso Piceno
→ Vedi Piceno DOC
Rotondità
Il termine "rotondo" descrive un vino privo di spigoli evidenti: acidità, tannini e alcol si integrano tra loro in modo tale che nessuna componente risalti singolarmente.
Questa impressione deriva dai tannini maturi, dall'acidità moderata e, spesso, da un po' di zucchero residuo o glicerina, che ammorbidiscono l'insieme. A differenza del termine "morbido", che indica l'assenza di durezza, "rotondo" si riferisce all'armonia dell'impressione complessiva. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Morbidezza · Vellutato · Setoso
Rovere
Il rovere è di gran lunga il legno più importante per l'affinamento del vino: abbastanza denso da trattenere il liquido e allo stesso tempo permeabile all'ossigeno. Si utilizzano praticamente solo tre specie: il rovere sessile (Quercus petraea) e la farnia (Quercus robur), nonché il rovere bianco americano (Quercus alba). La farnia è ricca di ellagitannini e povera di sostanze aromatiche, mentre il rovere sessile è, al contrario, più aromatico e povero di tannini. La rovere bianco americano contiene circa venti volte più whisky lactone – detto anche lattone di quercia – rispetto alle specie europee; questo composto è la sostanza principale responsabile del sapore di quercia e ha un odore di cocco. Viene lavorato solo il durame, solitamente proveniente da alberi ultracentenari, e la quercia francese viene spaccata anziché segata, in modo da preservare l'andamento delle fibre e garantire la tenuta della botte.
La comune distinzione tra rovere della Slavonia e rovere francese è botanicamente imprecisa: il rovere della Slavonia è quasi sempre Quercus robur, la stessa specie che cresce anche in Francia. Per la qualità del legno, oltre alla specie, è determinante soprattutto la densità di popolamento, poiché una piantagione fitta frena la crescita e rende gli anelli annuali più stretti. Dal rovere della Slavonia si ricavano tradizionalmente le grandi botti per il Barolo, il Brunello e l'Amarone – ricche di tannini e dal profilo aromatico discreto, come richiede un invecchiamento pluriennale senza impronta del legno. Prima della costruzione delle botti, le doghe vengono lasciate all'aperto da 18 a 36 mesi, in alcune tonnellerie anche fino a cinque anni. Durante questo periodo, il contenuto di umidità scende dal 70-80% a circa il 14%, i tannini aggressivi vengono degradati e si formano i precursori aromatici. Il legno essiccato in camera, al contrario, è considerato verde e resinoso. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Tostatura · Botte · Botte grande
Ruché di Castagnole Monferrato DOCG
La Ruché di Castagnole Monferrato DOCG è una denominazione piemontese piccola ma caratteristica del Monferrato Astigiano, elevata dal 2010 da DOC (1987) a DOCG. Il territorio di produzione comprende solo sette comuni della provincia di Asti: Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi, situati sulla riva sinistra del Tanaro in un paesaggio collinare e boscoso. La base è costituita dal raro vitigno autoctono Ruché, presente in almeno il 90%, integrato da un massimo del 10% di Barbera e/o Brachetto.
Il vitigno Ruché era quasi scomparso fino agli anni '80; il riconoscimento DOC nel 1987 (su iniziativa, tra gli altri, del parroco Don Cauda) e la successiva elevazione a DOCG sono stati determinanti per la sua salvaguardia. Il Disciplinare prevede due tipologie: il vino base e la Riserva; entrambe consentono l'aggiunta della dicitura "Vigna". Il Ruché si caratterizza per un colore rosso rubino con lievi riflessi violacei, un bouquet aromatico di frutta rossa, rosa e note speziate con una caratteristica persistenza floreale, nonché un gusto secco, di media corposità e armonioso – un profilo varietale altamente originale in Piemonte. Tutto sui vini piemontesi. – SUPERIORE.DE