Glossario
Elba Aleatico Passito DOCG
L'Elba Aleatico Passito DOCG – denominato anche "Aleatico Passito dell'Elba" – è la DOCG dell'isola toscana dell'Elba. Riconosciuta come DOC nel 1967 ed elevata a DOCG nel 2011, prevede l'utilizzo al 100% di uve Aleatico per la produzione di questo vino dolce da passito. La zona di produzione comprende tutti i comuni dell'isola d'Elba, in provincia di Livorno; i vigneti si estendono da livello del mare fino a 450 metri di altitudine.
Caratteristico è il tradizionale metodo di appassimento: dopo la vendemmia, le uve di Aleatico vengono appassite al sole per un periodo compreso tra i 10 e i 20 giorni – una pratica tipica della viticoltura mediterranea insulare. Il vino che ne risulta presenta un colore rosso rubino intenso con riflessi granati con l'invecchiamento, un aroma intenso di ciliegia, prugna e spezie mediterranee, nonché un gusto dolce e corposo con il retrogusto di cioccolato fondente tipico dell'Aleatico. Tradizionalmente, il vino viene servito in abbinamento al dolce elbano "schiaccia briaca". Tutto sui vini da dessert. – SUPERIORE.DE
Eleganza
L'eleganza descrive un vino che conquista senza sforzo. Si intende un gioco di contrappesi tra una consistenza fine, un frutto ben definito e un'acidità che sostiene senza dominare, con un grado alcolico discreto e tannini a grana fine. Il termine si pone in una certa tensione con i concetti di concentrazione e potenza, senza tuttavia esserne l'opposto: anche un vino denso può risultare elegante, se le sue componenti sono finemente stratificate.
L'eleganza è un giudizio di valore, non una grandezza misurabile – non è possibile determinarla analiticamente. Nel linguaggio della degustazione viene spesso attribuita ai vini provenienti da zone più fresche e con periodi vegetativi più lunghi, poiché in tali condizioni l'acidità e gli aromi si mantengono senza che la maturazione diventi eccessiva. Anche l'affinamento ha un ruolo importante: un uso moderato del legno e una maturazione lenta favoriscono questa impressione. – SUPERIORE.DE
Equilibrio
L'equilibrio descrive l'interazione tra le componenti fondamentali di un vino: acidità, tannini, alcol, zucchero residuo e fruttato. Un vino è considerato equilibrato quando nessuna di queste componenti prevale sulle altre, ma tutte si sostengono a vicenda. Il termine non dice nulla sull'intensità: un vino bianco leggero può essere equilibrato tanto quanto un vino rosso concentrato, mentre un vino molto potente può risultare sbilanciato se, ad esempio, l'alcol prevale sull'acidità.
L'equilibrio non è uno stato fisso, ma cambia nel tempo. I vini giovani con un elevato contenuto di tannini o acidità possono inizialmente risultare aspri e raggiungere l'armonia solo dopo anni; al contrario, i vini con scarsa acidità perdono il loro equilibrio non appena il frutto si affievolisce. Il giudizio dipende quindi sempre anche dal momento della degustazione. – SUPERIORE.DE
Erbaceo
Il termine "erbaceo" descrive note olfattive verdi ed erbacee che ricordano l'erba appena tagliata, il peperone verde, gli asparagi o l'ortica. Alla base di queste note vi sono due diversi gruppi di sostanze. La nota di peperone è dovuta alle metossipirazine, presenti naturalmente nel Sauvignon Blanc, nel Cabernet Sauvignon, nel Cabernet Franc, nel Merlot e nel Carmenère; la nota di erba appena tagliata, invece, deriva prevalentemente da composti che si formano quando le foglie e i gambi vengono danneggiati. Le metossipirazine si accumulano nella buccia degli acini, nei semi e nei piccioli tra l'allegagione e l'invaiatura, per poi degradarsi sotto l'effetto della luce: le uve ombreggiate ne conservano una quantità nettamente maggiore rispetto a quelle esposte al sole. Il contenuto può quindi essere regolato tramite la gestione della chioma e il momento della vendemmia.
Che questa nota risulti tipica della varietà o indichi una maturazione incompleta dipende dal vino: nel Sauvignon Blanc fa parte del quadro, mentre in un vino rosso corposo viene solitamente interpretata come un difetto. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Verde
Erbaluce di Caluso DOCG
L'Erbaluce di Caluso DOCG – denominato anche "Caluso DOCG" – è una denominazione piemontese di vino bianco proveniente dal Canavese, nel Piemonte settentrionale, riconosciuta come DOC dal 1967 e elevata a DOCG nel 2010. Il vino è ottenuto dal vitigno autoctono Erbaluce (100%), che sviluppa la propria identità stilistica sulle colline moreniche sabbioso-ghiaose del Canavese. Il territorio di produzione comprende 37 comuni tra Ivrea e Caluso.
Sono previste quattro tipologie: il vino fermo base, lo spumante a Metodo Classico (almeno 15 mesi sui lieviti), il Passito (almeno 36 mesi di affinamento) e il Passito Riserva (almeno 48 mesi). L'Erbaluce si caratterizza per un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, una spiccata freschezza acidula e un aroma di agrumi, fiori bianchi e frutta bianca. Secondo la tradizione, il nome "Erbaluce" deriva dal latino "Alba Lux" – l'interpretazione non è documentata, ma si adatta bene al colore chiaro e brillante delle bacche mature, descritto già nel XVII secolo dal gioielliere di corte sabaudo Giovan Battista Croce. Tutto sui vini piemontesi. – SUPERIORE.DE
Est! Est!! Est!!! di Montefiascone DOC
L'Est! Est!! Est!!! di Montefiascone DOC è una delle DOC storiche d'Italia, riconosciuta il 3 marzo 1966 contemporaneamente alla Vernaccia di San Gimignano, all'Ischia Bianco e al Frascati. La zona di produzione comprende sette comuni della provincia di Viterbo, situati sulla sponda settentrionale del Lago di Bolsena, con i terreni di origine vulcanica del Distretto Vulsinico e altitudini fino a 500 metri. La base enologica è costituita da Trebbiano Toscano (Procanico) in percentuale del 50-65%, Trebbiano Giallo (Rossetto) con il 25-40% e Malvasia Bianca Lunga e/o Malvasia del Lazio con il 10-20%.
Il nome insolito risale a una leggenda del 1111: si narra che il servitore di un vescovo tedesco, alla ricerca di buone osterie, abbia scritto sulla porta la parola "Est" (dal latino "c'è") – a Montefiascone ben tre volte con sei punti esclamativi. Il disciplinare prevede tre tipologie: il tipo base (disponibile anche nelle versioni Abboccato e Amabile), il Classico (proveniente solo da alcune zone di Montefiascone e Bolsena) e lo Spumante. Sono caratteristici un colore giallo paglierino, un profumo leggermente aromatico e un gusto corposo con un retrogusto di mandorla e nota amara. Tutto sui vini del Lazio. – SUPERIORE.DE
Estratto secco
L'estratto totale, detto anche estratto secco, comprende tutti i componenti non volatili di un vino – ciò che rimane dopo l'evaporazione dell'acqua e dell'alcol: acidi non volatili, glicerina, sostanze coloranti e tannini, composti azotati, minerali e zucchero residuo. Il valore è espresso in grammi per litro.
Si tratta di uno degli indicatori più significativi della sostanza di un vino. Valori elevati sono solitamente dovuti a uve mature, rese basse e una più lunga permanenza sul mosto; dal punto di vista sensoriale si manifestano con densità, corposità e un lungo retrogusto. Nei vini secchi, l'estratto totale coincide praticamente con l'estratto non zuccherino, poiché lo zucchero residuo è pressoché assente; solo nei vini con zucchero residuo e in quelli da dessert i due valori si discostano in modo significativo. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Estratto secco netto
Estratto secco netto
L'estratto senza zucchero è l'estratto totale al netto dello zucchero residuo, espresso in grammi per litro. Comprende quindi solo quei componenti che non contribuiscono al sapore dolce: acidi non volatili, glicerina, sostanze coloranti e tannini, composti azotati e minerali.
Questo parametro è stato introdotto perché il contenuto di zucchero è relativamente facile da influenzare. Gli altri componenti dipendono dalla resa e dalla maturazione, ma sono determinati anche dalla vinificazione e dal trattamento. Nei vini secchi, l'estratto non zuccherino è praticamente pari all'estratto totale; solo nei vini con zucchero residuo e nei vini dolci di alta qualità i due valori differiscono in modo significativo. Nell'analisi del vino, entrambi i valori servono anche a individuare eventuali falsificazioni, come ad esempio l'aggiunta di acqua. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Estratto secco
Evoluto
Il termine "evoluto" descrive un vino che ha superato la sua chiusura tipica della giovinezza: il frutto primario passa in secondo piano, mentre emergono aromi terziari come cuoio, tabacco, frutta secca o sottobosco; i tannini e l'acidità risultano ben integrati.
Il termine non fornisce indicazioni sullo zenit: un vino "evoluto" può trovarsi al culmine della maturazione o averlo già superato. Occasionalmente viene utilizzato anche per descrivere lo stato del vino dopo un prolungato contatto con l'aria nel bicchiere. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Evoluzione
Evoluzione
Per "evoluzione" si intende il cambiamento che un vino subisce nel tempo, dall'imbottigliamento fino al termine della sua bevibilità. Tale processo si svolge in fasi: dopo un periodo spesso di chiusura, subito dopo l'imbottigliamento, il vino si apre, raggiunge un plateau e infine si degrada. Dal punto di vista chimico, questo processo è dovuto principalmente alla lenta ossidazione attraverso il tappo, alla reazione dei tannini tra loro e con i pigmenti, una parte dei quali precipita sotto forma di deposito, e alla trasformazione degli aromi primari dell'uva in note terziarie.
La durata di questo processo dipende dall'acidità, dal contenuto di tannini, dall'alcol e dallo zucchero residuo, oltre che dal tipo di tappo e dalle condizioni di conservazione. Il freddo, una temperatura costante e l'oscurità rallentano lo sviluppo, mentre il calore e gli sbalzi di temperatura lo accelerano. Non è possibile prevederlo con certezza: due bottiglie della stessa annata possono avere un sapore sensibilmente diverso dopo vent'anni. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Evoluto · Finestra di beva
Extra Brut
Nel caso degli spumanti, la denominazione "Extra Brut" indica un contenuto di zucchero residuo compreso tra 0 e 6 grammi per litro. Questa fascia si sovrappone a quella del "Brut Nature" o "Dosaggio zero" fino a valori inferiori a 3 grammi; per questa categoria, la più secca, vale inoltre la regola che dopo la seconda fermentazione non sia stato aggiunto zucchero.
Se un vino spumante, in base al suo contenuto di zucchero, soddisfa i requisiti per due denominazioni, sull'etichetta può essere utilizzata solo una di esse. "Extra Brut" descrive quindi la classe di zucchero, non un determinato metodo di produzione. Tutto sui vini spumanti. – SUPERIORE.DE
Extra Dry
Nel caso degli spumanti, la denominazione "Extra Dry" indica un contenuto di zucchero residuo compreso tra 12 e 17 grammi per litro ed è quindi più dolce del "Brut". Denominazioni equivalenti sono, tra le altre, "Extra Trocken" o "Extra Sec".
La denominazione si è evoluta nel corso della storia e, dal punto di vista odierno, appare contraddittoria: nella scala degli spumanti, "Extra Dry" non indica un grado di secchezza superiore a quello del "Brut". Per la classificazione è quindi determinante l'intervallo di zucchero definito, non la traduzione letterale. – SUPERIORE.DE