Glossario



    Offida DOCG

    L'Offida DOCG è una denominazione marchigiana di recente istituzione, riconosciuta come DOCG dal 2011 (precedentemente Offida DOC dal 2001). Il territorio di produzione comprende la zona meridionale delle Marche, tra le province di Ascoli Piceno e Fermo, dalla costa adriatica fino alle colline di media altitudine, tra i 50 e i 650 metri. La DOCG prevede tre tipologie, ciascuna con un proprio carattere: l'Offida Pecorino (almeno l'85% di Pecorino), l'Offida Passerina (almeno l'85% di Passerina) e l'Offida Rosso (almeno l'85% di Montepulciano).

    L'Offida Rosso richiede almeno 24 mesi di affinamento, di cui 12 in botti di legno e 3 in bottiglia. Il Pecorino si caratterizza per un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, un bouquet di agrumi, salvia e anice e un gusto fresco e minerale; la Passerina presenta un profilo aromatico delicato con sentori di fiori bianchi, ananas e agrumi. Il Rosso si presenta con un colore rosso rubino intenso, note fruttate dense di bacche rosse e sentori speziati con tannini strutturati. La denominazione affine Terre di Offida DOC comprende inoltre il Passerina Spumante, il Passito e il Vino Santo. Tutto sui vini delle Marche. – SUPERIORE.DE


    Oltrepò Pavese DOC

    L'Oltrepò Pavese DOC è una delle denominazioni più estese e con il maggior volume di produzione del Nord Italia, riconosciuta dal 1970. Il territorio di produzione comprende la parte più meridionale della Lombardia, nella provincia di Pavia, tra la Pianura Padana e gli Appennini liguri. La DOC è considerata un "museo dei vitigni": storicamente, qui era documentato un numero insolitamente elevato di vitigni autoctoni; il disciplinare riflette ancora oggi questa varietà in numerose tipologie.

    I vini da cuvée sono a base di Barbera e Croatina (ciascuna in percentuali comprese tra il 25 e il 65%), integrate da Uva Rara, Vespolina e Pinot Nero. I vitigni in purezza spaziano dal Riesling (Renano e Italico), al Pinot Nero, allo Chardonnay, al Cortese, al Moscato e alla Malvasia, fino alla Barbera e alla Bonarda. Il Pinot Nero occupa una posizione di rilievo nell'Oltrepò Pavese; nel 2010 è stata istituita per questo vitigno la denominazione autonoma Pinot Nero dell'Oltrepò Pavese DOC, mentre gli spumanti Metodo Classico rientrano nella denominazione Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG. Tutto sui vini lombardi. – SUPERIORE.DE


    Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG

    L'Oltrepò Pavese Metodo Classico è la DOCG dedicata allo spumante fermentato in bottiglia secondo il metodo classico proveniente dall'Oltrepò Pavese lombardo, la zona vitivinicola collinare a sud del Po, tra Pavia e le propaggini dell'Appennino. La regione è la più grande area di coltivazione del Pinot Nero in Italia: già nel 1865 arrivarono i primi cloni di questo vitigno direttamente dalla Borgogna. Riconoscuta nel 1970 come DOC "Oltrepò Pavese Spumante Metodo Classico", nel 2007 è stata scorporata dalla DOC per diventare una DOCG a sé stante.

    Il Metodo Classico viene prodotto in versione bianca e rosata, con almeno il 70% di Pinot Nero, integrato da Chardonnay e Pinot Grigio o Bianco; in caso di specificazione varietale, la percentuale di Pinot Nero deve salire all'85%. Nel 2009 è stato introdotto il Cruasé, una variante speciale di spumante rosato composto da almeno il 70% di Pinot Nero. Il requisito minimo per tutte le tipologie è un affinamento sui lieviti di 15 mesi, mentre per il Millesimato è di almeno 24 mesi; molti produttori lo lasciano maturare molto più a lungo. La caratteristica principale è un perlage fine, con un colore che va dal giallo paglierino al rosa salmone, e un profumo di fiori bianchi, agrumi e lievito di panificazione; con una maturazione più lunga si aggiungono note di brioche e di tostato. La DOCG rappresenta così l'apice dei vini spumanti lombardi. Tutto sui vini lombardi. – SUPERIORE.DE


    Orange Wine

    Il termine "Orange Wine" indica un vino bianco fermentato sulle bucce come un vino rosso – da qui anche la denominazione di "vino bianco fermentato sulle bucce". Il contatto con le bucce dura da alcuni giorni a diversi mesi e trasferisce pigmenti, tannini e aromi che, nella tradizionale vinificazione del bianco, rimangono nelle vinacce. Il colore varia dall'ambra all'arancio ramato.

    Il risultato è un vino ottenuto da uve bianche che si comporta come un rosso: con tannini percettibili, una consistenza più densa e spesso note ossidative. Storicamente, questo procedimento rappresenta la forma più antica di vinificazione del vino bianco: in Georgia viene praticato nel qvevri da millenni; la sua riscoperta in Europa è partita dal Friuli e dalla vicina Slovenia. L'Orange Wine non è una categoria giuridica: la normativa vinicola dell'UE non riconosce questo termine e non esistono disposizioni vincolanti sulla durata della macerazione. Tutto sui vini bianchi. – SUPERIORE.DE

    → Vedi anche Macerazione · Anfora · Pigiatura


    Orvieto DOC

    L'Orvieto DOC è una delle denominazioni di vino bianco più antiche e ricche di tradizione d'Italia, riconosciuta dal 1971 e di carattere interregionale: la zona di produzione si estende nella provincia di Terni, in Umbria, e nella provincia di Viterbo, nel Lazio settentrionale, lungo un tratto del fiume Tevere. Le varietà di base sono il Trebbiano Toscano (chiamato localmente "Procanico") e il Grechetto, presenti in una percentuale minima del 60%; a queste si aggiungono, fino al 40%, altri vitigni a bacca bianca ammessi nella regione. La zona storica centrale attorno alla rupe tufacea di Orvieto costituisce la sottozona Orvieto Classico.

    È prevista una gamma insolita di tipologie: Secco, Abboccato, Amabile, Dolce, Superiore e Muffa Nobile (da uve botritizzate). La dicitura "Vendemmia Tardiva" è legata alla qualifica "Superiore". Caratteristiche distintive dell'Orvieto sono un colore giallo paglierino, un profumo delicato e fruttato e un gusto che va da secco a amabile con un retrogusto leggermente mandorlato e amarognolo. La viticoltura a Orvieto risale all'epoca etrusca; nel Medioevo l'Orvieto era considerato uno dei vini bianchi più famosi d'Europa. Tutto sui vini dell'Umbria. – SUPERIORE.DE


    Ossidativo

    Il termine "ossidativo" indica un affinamento caratterizzato da un contatto con l'ossigeno volutamente intensificato. La fonte principale è la botte di legno, i cui pori e fessure consentono uno scambio gassoso continuo; se la botte viene tenuta con il tappo inserito, l'apporto di ossigeno si limita a quantità molto ridotte. Da distinguere da questo processo è la microossigenazione, in cui l'ossigeno viene dosato in modo mirato. L'ossigeno favorisce la polimerizzazione dei tannini, stabilizza il colore e fa emergere aromi terziari.

    I vini marcatamente ossidativi sono quelli in cui il contatto con l'aria diventa un elemento stilistico: il Vin Santo nel caratello non rabboccato, il Marsala e la Vernaccia di Oristano, che matura sotto un velo di lieviti. Qui si formano note di nocciola, frutta secca e caramello, mentre il colore tende all'ambra. Il confine con l'difetto è labile: un'ossidazione incontrollata rende il vino opaco e spento. – SUPERIORE.DE

    → Vedi anche Riduttivo · Microssigenazione