Glossario
IGP
IGP (Indicazione Geografica Protetta) è il termine generico previsto dalla normativa UE per i prodotti con indicazione geografica protetta ed è l'equivalente italiano dell'acronimo europeo PGI (Protected Geographical Indication). Si applica sia ai vini che ai prodotti alimentari e si differenzia dalla DOP per un livello di vincolo meno rigoroso: mentre per la DOP tutte le fasi di produzione e trasformazione devono avvenire all'interno della zona geografica, l'IGP richiede semplicemente che l'85% delle uve provenga dal territorio in questione e che la vinificazione avvenga in tale zona.
Per quanto riguarda il vino, l'IGP è stata introdotta nel 2010 nell'ambito della riforma dell'organizzazione comune dei mercati dell'UE e corrisponde a livello europeo alla classificazione nazionale italiana IGT; sulle etichette continua a prevalere l'acronimo italiano IGT. Per i prodotti alimentari, l'IGP esiste già dal 1992 e comprende un'ampia selezione di prodotti classici italiani, tra cui la Mortadella di Bologna, la Bresaola della Valtellina, il Radicchio Rosso di Treviso, il Limone di Sorrento, la Nocciola del Piemonte, il vino aromatizzato protetto Vermouth di Torino e numerosi oli d'oliva regionali. – SUPERIORE.DE
IGT
L'IGT (Indicazione Geografica Tipica) è il terzo livello della classificazione vinicola italiana, al di sotto della DOC e della DOCG e al di sopra dell'attuale categoria "Vino" (precedentemente denominata "Vino da Tavola"). È stata introdotta nel 1992 dalla Legge Goria (Legge n. 164) per includere vini con una chiara provenienza geografica, ma con requisiti più flessibili in materia di vitigni e metodi di coltivazione. I vini IGT devono provenire per almeno l'85% dalla zona indicata; le norme relative ai vitigni ammessi, alle rese e alla vinificazione sono nettamente meno rigide rispetto a quelle della DOC o della DOCG.
Esempi storici della necessità di categorie di provenienza più flessibili furono i Super Tuscans degli anni '70 e '80 – vini toscani di altissima qualità che utilizzavano Cabernet Sauvignon, Merlot o altri vitigni internazionali al di fuori dei requisiti DOC e che, per questo motivo, fino al 1992 potevano essere imbottigliati solo come Vino da Tavola. Icone come il Sassicaia, il Tignanello o l'Ornellaia hanno trovato nell'IGT un quadro giuridico adeguato; il Sassicaia ha poi ottenuto addirittura una propria categoria DOC. Attualmente l'Italia conta oltre 100 zone IGT, tra cui la Toscana IGT è la più nota a livello internazionale. Dal 2010 i vini IGT sono classificati dalla normativa UE come IGP (Indicazione Geografica Protetta). Vedi anche: IGP. – SUPERIORE.DE
Imbottigliato all'origine
"Imbottigliato all'origine" è un'indicazione protetta presente sulle etichette dei vini italiani DOP e IGP, che denota uno stretto legame tra produzione e imbottigliamento. La base giuridica è costituita dal regolamento delegato UE 2019/33 relativo all'etichettatura dei prodotti vitivinicoli e dal decreto ministeriale italiano del 23 dicembre 2009. Il semplice imbottigliamento all'interno della zona protetta o nelle sue immediate vicinanze non è sufficiente per questa indicazione; è determinante il nesso, definito dalla legge, tra il produttore o l'azienda produttrice e l'imbottigliamento.
L'indicazione documenta quindi uno stretto legame territoriale e produttivo tra la produzione delle uve, la vinificazione e l'imbottigliamento, senza costituire di per sé una prova di qualità definita giuridicamente. Esiste una variante più rigorosa, l'aggiunta "integralmente prodotto": essa può essere utilizzata solo se le uve provengono esclusivamente dal vigneto di proprietà dell'azienda e sono state vinificate nella stessa azienda. – SUPERIORE.DE
Invecchiamento
L'invecchiamento indica l'evoluzione temporale di un vino durante l'affinamento e la conservazione in bottiglia, fino alla sua degradazione. Il termine ha un significato più ampio rispetto all'"affinamento in bottiglia", che descrive esclusivamente i cambiamenti successivi all'imbottigliamento.
Da questa duplice natura deriva l'uso variabile del termine. "Adatto all'invecchiamento" è un elogio e indica la capacità di migliorare nel corso degli anni; "invecchiato" è una constatazione e significa solitamente che il vino ha superato il suo apice. Entrambi i termini descrivono lo stesso processo, ma in momenti diversi. Il processo chimico è descritto nella voce "Sviluppo" del glossario, mentre il contributo del tappo è trattato nella voce "Maturazione in bottiglia". – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Evoluzione · Affinamento in bottiglia · Finestra di beva
Invecchiato
Il termine "invecchiato" descrive un vino che ha trascorso un periodo prolungato in botte o in bottiglia e la cui evoluzione è percepibile. A differenza di "evoluto", che indica lo stato nel bicchiere, "invecchiato" si riferisce al percorso compiuto – al tempo trascorso, non a una valutazione.
Nel commercio, il termine indica inoltre le annate che hanno già trascorso una parte del loro periodo di maturazione presso il produttore o il rivenditore. Non dice nulla sulla qualità: un vino invecchiato può trovarsi prima o al culmine della sua maturazione, oppure averla già superata. – SUPERIORE.DE
Iperossigenazione
Per "iperossigenazione" si intende la saturazione intenzionale del mosto bianco con ossigeno prima della fermentazione. Ciò può sembrare assurdo, poiché l'ossigeno è solitamente considerato un nemico del vino bianco; tuttavia, questo meccanismo si basa su una differenza tra il mosto e il vino. Nel mosto l'ossidazione avviene per via enzimatica, innescata dalle polifenolossidasi presenti nell'uva. I prodotti intermedi che ne derivano si combinano in molecole più grandi, che non si dissolvono più e si flocculano. È proprio questo l'obiettivo del processo: i fenoli sensibili all'ossidazione vengono trasformati in anticipo e possono quindi essere separati.
Il mosto brunito viene quindi liberato dai fenoli flocculati durante la pre-chiarificazione; una volta filtrato, riprende il suo normale colore verde-giallo. Ciò che è stato rimosso in questo processo non è più a disposizione dell'ossigeno come superficie di attacco per il vino finito: esso invecchia più lentamente e si brunisce meno. Affinché le ossidasi possano agire, non deve essere effettuata alcuna solfitazione preventiva. Il procedimento non ha lo stesso effetto su tutte le varietà: per lo Chardonnay è stato documentato un miglioramento della qualità, mentre per le varietà i cui mosti sono già ampiamente ossidati dopo la pressatura non comporta alcun cambiamento. – SUPERIORE.DE