Glossario
Bagnoli Friularo DOCG
Il Bagnoli Friularo DOCG – ufficialmente "Bagnoli Friularo" o "Friularo di Bagnoli" – è una denominazione veneta della provincia di Padova, nata dalla precedente DOC Bagnoli con decreto ministeriale dell'8 novembre 2011. Il vitigno autoctono di riferimento è il Raboso Piave (almeno il 90%); la zona di produzione comprende quattordici comuni dell'area di Conselvano, a sud di Padova, mentre la menzione "Classico" è riservata al comune di Bagnoli di Sopra.
La denominazione prevede diverse tipologie: Base, Riserva, Vendemmia Tardiva e Passito, ciascuna disponibile anche nella versione Classico. Il vino Base matura per almeno dodici mesi, la Riserva per 24 mesi, di cui almeno dodici in legno. Caratteristiche tipiche del vitigno Raboso sono una spiccata acidità e una solida struttura tannica, che conferiscono ai vini un lungo potenziale di invecchiamento. Tutto sui vini veneti. – SUPERIORE.DE
Balsamico
Il termine "balsamico" indica note aromatiche resinose ed eteree che ricordano l'eucalipto, la menta, la resina di pino o le erbe medicinali. Sono spesso presenti nei vini rossi corposi provenienti da regioni calde, come l'Amarone o i vini del Sud Italia, e tendono ad accentuarsi con l'invecchiamento in bottiglia.
Le note balsamiche hanno un effetto rinfrescante e creano un contrappunto alla frutta matura e scura; durante la degustazione, questo aspetto viene solitamente valutato positivamente. – SUPERIORE.DE
Barbera d'Alba DOC
La Barbera d'Alba DOC è una denominazione piemontese della provincia di Cuneo, riconosciuta nel 1970. Comprende le zone collinari delle Langhe e parte del Roero, dove il Barbera (almeno l'85%) viene miscelato con una percentuale massima del 15% di Nebbiolo. Il territorio di produzione si sovrappone in parte alle zone del Barolo e del Barbaresco, per cui la Barbera d'Alba viene spesso prodotta da viticoltori che producono anche vini di cru a base di Nebbiolo. La vinificazione e l'affinamento devono avvenire nelle province di Cuneo, Asti o Torino.
La denominazione prevede le tipologie Barbera d'Alba e Barbera d'Alba Superiore; quest'ultima richiede una gradazione alcolica minima di 12,5% vol e dodici mesi di affinamento, di cui quattro in legno. Il disciplinare consente l'aggiunta della dicitura "Vigna" per i vini provenienti da singoli appezzamenti, nonché la sottozona "Castellinaldo", con requisiti più rigorosi. Dal punto di vista stilistico, la gamma spazia dal vino base giovane e fruttato al Superiore con note legnose, spesso caratterizzato da un'acidità vivace e tannini morbidi. Tutto sui vini Barbera. – SUPERIORE.DE
Barbera d'Asti DOCG
La Barbera d'Asti DOCG si estende sulle colline dell'Astigiano e del Monferrato, nel Piemonte meridionale. Riconosciuta come DOC nel 1970 e promossa a DOCG nel 2008, si basa su almeno il 90% di Barbera; è ammesso fino al 10% di altri vitigni a bacca rossa non aromatici. La denominazione comprende la tipologia base e il Barbera d'Asti Superiore, che deve maturare per almeno 14 mesi, di cui 6 in legno. Le sottozone Tinella e Colli Astiani prevedono un affinamento più lungo, di almeno 24 mesi, di cui 6 in legno e 6 in bottiglia. L'ex sottozona Nizza è una DOCG autonoma a partire dall'annata 2014.
Il Barbera d'Asti è caratterizzato dal frutto generoso e dalla vivace acidità strutturante tipica della Barbera. Lo stile spazia dai vini succosi e di pronta beva alle versioni Superiore più strutturate e affinate più a lungo, nelle quali il legno può accompagnare il vino senza coprirne la caratteristica freschezza. Tutto sui vini Barbera. – SUPERIORE.DE
Barbera del Monferrato Superiore DOCG
La Barbera del Monferrato Superiore DOCG è una denominazione piemontese che nel 2008 è stata separata dalla denominazione di base Barbera del Monferrato DOC (1970). Comprende le zone collinari del Monferrato nelle province di Asti e Alessandria e richiede una percentuale minima dell'85% di Barbera, integrata da un massimo del 15% di Freisa, Grignolino e/o Dolcetto. La zona di produzione si sovrappone in parte a quella della Barbera d'Asti DOCG; i vigneti si trovano ad un'altitudine compresa tra i 150 e i 400 metri.
Il disciplinare prevede un periodo di affinamento di almeno 14 mesi, di cui almeno 6 in botte di legno, nonché un grado alcolico minimo del 13% vol. Tipici della Barbera del Monferrato sono il colore rosso rubino intenso con riflessi granati con l'invecchiamento, un'acidità vivace e una struttura tannica morbida, che acquista maggiore consistenza con l'affinamento in legno. Rispetto alla Barbera d'Asti DOCG, la Barbera del Monferrato Superiore si presenta spesso leggermente più corposa e densa, poiché viene prodotta con uve più mature e secondo criteri più rigorosi. Tutto sui vini Barbera. – SUPERIORE.DE
Bardolino Superiore DOCG
Il Bardolino Superiore è la denominazione più prestigiosa del Bardolino e dal 2001 vanta la qualifica DOCG. Proviene dalle colline sulla sponda orientale del Lago di Garda, in provincia di Verona, dove il clima mite lacustre e i terreni morenici di origine glaciale garantiscono una buona maturazione pur conservando la freschezza. La base è costituita dal vitigno veronese, prevalentemente Corvina, con l'aggiunta di Rondinella e un po' di Molinara, la stessa famiglia di vitigni da cui nascono anche il Valpolicella e l'Amarone. Riconosciuto come DOC già nel 1968, la DOCG Superiore richiede almeno un anno di invecchiamento e rese nettamente inferiori; la denominazione Classico è riservata alla zona storica centrale che circonda il paese di Bardolino.
È caratterizzato da un vino dal colore rosso rubino chiaro, di corpo medio ed elegante, il cui fascino risiede nell'equilibrio tra frutta rossa, delicate note speziate e una freschezza vivace e succosa. A differenza dei rossi corposi del Sud, il Bardolino Superiore punta sulla bevibilità e sulla finezza: più strutturato e di maggiore longevità rispetto al semplice Bardolino, ma al suo meglio nella giovinezza fruttata. Rappresenta così il lato spensierato e conviviale della cultura vinicola veneta. Tutto sui vini veneti. – SUPERIORE.DE
Barrique
In enologia, la barrique è una piccola botte di legno; il formato bordolese classico contiene circa 225 litri, mentre la tradizionale pièce borgognona ne contiene circa 228. Il volume ridotto crea un'ampia superficie di contatto con il legno rispetto alla quantità di vino. Si utilizza soprattutto rovere e l'origine e la specie del legno, la stagionatura, la lavorazione del bottaio e il livello di tostatura influenzano le sostanze cedute al vino. Il rovere francese e quello americano possono quindi apportare accenti diversi, dalle spezie e vaniglia fino a note più dolci e simili al cocco. Il rovere di Slavonia, invece, è particolarmente legato in Italia alle grandi botti tradizionali e non va identificato con il formato barrique.
Durante la costruzione le doghe vengono scaldate sul fuoco e tostate con intensità diverse a seconda dello stile desiderato. Le botti nuove cedono la maggiore quantità di aromi e tannini del legno; l'influenza diretta diminuisce con gli utilizzi successivi. Allo stesso tempo, la botte permette un lento scambio di ossigeno che accompagna le trasformazioni chimiche e sensoriali durante l'affinamento. Contano quindi non soltanto la barrique in sé, ma dimensioni, legno, tostatura, quota di botti nuove e durata dell'affinamento. – SUPERIORE.DE
Bâtonnage
Il termine "bâtonnage" indica la rimescolatura regolare dei sedimenti di lievito durante l'affinamento – originariamente con un bastone, oggi per lo più con un agitatore o facendo rotolare la botte.
Lo scopo è quello di accelerare l'autolisi: il lievito depositato torna in sospensione, il contatto con il vino aumenta e si dissolvono più mannoproteine. Il vino acquista volume e cremosità, la consistenza diventa più densa e l'acetaldeide viene degradata. Questa pratica ha però un limite: se sono già morte troppe cellule, l'agitazione può rilasciare idrogeno solforato e provocare un "Böckser". – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Autolisi · Sui lieviti
Blanc de Blancs
Il termine "Blanc de Blancs" indica uno spumante prodotto esclusivamente con vitigni a bacca bianca. Nella Champagne si riferisce solitamente allo Chardonnay; anche in Italia i produttori utilizzano questo termine, ad esempio per gli spumanti a base di Chardonnay della Franciacorta, del Trentino o dell'Oltrepò Pavese.
La denominazione si riferisce innanzitutto al colore dei vitigni utilizzati, non a uno stile prestabilito. Il Blanc de Blancs può risultare molto snello e con una spiccata acidità, ma, a seconda della provenienza, della maturazione e dell'affinamento, può anche presentarsi decisamente più corposo. Tutto sui vini spumanti. – SUPERIORE.DE
Blanc de Noirs
Il termine "Blanc de Noirs" indica uno spumante bianco ottenuto da vitigni rossi. Ciò è reso possibile da una rapida separazione del mosto chiaro dalle bucce ricche di pigmenti, solitamente mediante una pressatura diretta e delicata.
Nella Champagne, il Pinot Noir e il Meunier sono le varietà classiche di base; in Italia, invece, si utilizza principalmente il Pinot Nero. La denominazione descrive l'origine del succo, non necessariamente lo stile: il Blanc de Noirs può risultare più corposo del Blanc de Blancs, ma non è detto che lo sia. Tutto sui vini spumanti. – SUPERIORE.DE
Bolgheri DOC
La Bolgheri DOC è una denominazione toscana nella provincia di Livorno, il cui territorio di produzione comprende esclusivamente il comune di Castagneto Carducci. Riconosciuta come DOC nel 1983, inizialmente comprendeva solo vini bianchi e rosati; solo con la modifica del 1994 sono stati inseriti nel disciplinare i vini rossi che oggi caratterizzano Bolgheri. Per le tipologie rosse e rosate, il disciplinare ammette cuvée libere a base di Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc, integrate da Syrah e Sangiovese, quest'ultimo in quota massima del 50%.
Oltre al Rosso, al Rosso Superiore, al Bianco e al Rosato, la denominazione prevede le tipologie monovitigno Bolgheri Vermentino e Bolgheri Sauvignon (entrambe con almeno l'85% di vitigno). L'intero processo produttivo deve avvenire all'interno del comune di Castagneto Carducci. Caratteristica distintiva della regione è l'interazione tra la vicinanza al mare e i vigneti di impronta mediterranea dell'Anfiteatro di Bolgheri, che conferisce ai vini la tipica freschezza e struttura. Tutto sui vini di Bolgheri. – SUPERIORE.DE
Bolgheri Sassicaia DOC
La Bolgheri Sassicaia DOC è una denominazione toscana con sede a Castagneto Carducci, in provincia di Livorno, di fatto riservata a un'unica tenuta: la Tenuta San Guido. La DOC Bolgheri è stata riconosciuta nel 1983, mentre la sottozona Sassicaia è stata definita con l'ampliamento del disciplinare del 1994; nel 2013 è stata scorporata come denominazione autonoma. La base è costituita dal Cabernet Sauvignon (almeno l'80%), integrato da un massimo del 20% di altri vitigni rossi autorizzati in Toscana; il periodo di affinamento è di 24 mesi, di cui almeno 18 in barrique.
A partire dagli anni '70, il Sassicaia, in quanto prototipo dei "Super Tuscans", ha dato il via al riposizionamento della Toscana nel segmento premium internazionale; la sua fama è stata consolidata in degustazioni alla cieca, in cui il vino ha tenuto testa ai Grands Crus del Bordolese. Dal punto di vista stilistico, unisce la classica struttura bordolese al sole toscano e all'influenza marina: tannini densi ma eleganti e un elevato potenziale di invecchiamento sono tra le sue caratteristiche distintive. Tutto sui vini di Bolgheri. – SUPERIORE.DE
Botrytis
La Botrytis cinerea, nota come muffa grigia, è un parassita che attacca oltre duecento specie vegetali e che, nella viticoltura, produce due esiti completamente diversi. A determinare quale dei due si verifichi sono il grado di maturazione e le condizioni meteorologiche. Se il fungo colpisce acini non ancora maturi e l'umidità persiste, si forma la muffa grigia o marciume grigio: gli acini perdono colore e aroma e il raccolto diventa inutilizzabile. Da questa va distinta il marciume acido, un fenomeno a sé stante in cui sono coinvolti lieviti, batteri acetici e moscerini della frutta. Se invece il fungo colpisce tardivamente l'acino completamente maturo e le notti umide si alternano a giornate secche e calde, si sviluppa il marciume nobile.
In entrambi i casi, la laccasi, un enzima del fungo, rappresenta un fattore critico. Essa degrada i pigmenti rossi, facendo virare il vino rosso verso il marrone-arancio, e porta a un'ossidazione precoce. L'aggiunta di anidride solforosa, invece, è di scarso aiuto: nemmeno dosi elevate riescono a inibirla. Il calore è invece efficace, motivo per cui, in caso di uve colpite, si ricorre alla termovinificazione. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Muffa nobile · Termovinificazione
Botte
La botte è più di un semplice contenitore: regola l'apporto di ossigeno e cede sostanze al vino. Attraverso i pori e le fessure penetra costantemente una piccola quantità di ossigeno, che fa polimerizzare i tannini e rende il vino più morbido senza ossidarlo. Allo stesso tempo, il vino estrae aromi e tannini dal legno.
L'intensità di questo processo dipende dal rapporto tra superficie e volume: una botte piccola ha un maggiore contatto con il legno per litro e ha un effetto più marcato rispetto a una grande. Per lo stesso motivo, l'influenza diminuisce ad ogni riempimento: dopo circa tre o quattro riempimenti, il legno non cede quasi più aromi e serve soprattutto per il lento apporto di ossigeno. Le dimensioni più comuni vanno dalla barrique da 225 litri, passando per il tonneau, fino alle grandi botti della tradizione italiana da diverse migliaia di litri. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Tostatura · Rovere · Tonneau · Botte grande
Botte grande
Si definiscono "grandi botti" quelle con una capacità di circa 1.000 litri o più; nella tradizione italiana vengono chiamate "botti"; quelle più comuni hanno una capacità compresa tra 2.500 e 5.000 litri, mentre gli esemplari più grandi ne contengono molte volte di più. Si utilizzano rovere della Slavonia e rovere francese, in Toscana talvolta anche il castagno. Poiché le doghe hanno uno spessore compreso tra i cinque e i sette centimetri, non possono essere curvate sul fuoco: la modellatura avviene con il vapore acqueo e la tostatura è assente o molto leggera.
È proprio questo lo scopo. Il rapporto tra superficie del legno e quantità di vino è ridotto, l'apporto di ossigeno è di conseguenza lento e il legno non cede quasi alcun aroma. Le botti vecchie formano all'interno uno strato di tartaro che le rende quasi inerti – una caratteristica molto apprezzata dai produttori tradizionali. Una botte di grandi dimensioni dura decenni, poiché è possibile piallarne l'interno e sostituire le singole doghe. Barolo, Barbaresco, Brunello e Amarone maturano tradizionalmente in tali contenitori. – SUPERIORE.DE
Botte piccola
Per "botte piccola" si intendono le botti di legno fino a circa 600 litri – a differenza delle "botti grandi", che partono da mille litri. Il termine indica un ordine di grandezza, non una categoria regolamentata: comprende sia la barrique da 225 litri che il tonneau, il caratello e i formati regionali.
Ciò che li accomuna è l'effetto che producono. Per ogni litro di vino è disponibile un'ampia superficie di legno, con conseguente rilascio significativo di aromi e apporto di ossigeno. Quando si parla di "piccole botti", quindi, solitamente non ci si riferisce alle dimensioni, ma al carattere che conferiscono al vino: note più marcate di tostato e vaniglia, maturazione più rapida. – SUPERIORE.DE
→ Vedi anche Barrique · Tonneau · Caratello · Botte grande · Botte
Brachetto d'Acqui DOCG
Il Brachetto d'Acqui DOCG – noto anche come "Acqui DOCG" – è una denominazione piemontese delle province di Asti e Alessandria, elevata a DOCG dal 1996. È prodotto con il vitigno autoctono Brachetto (almeno il 97%), integrato da un massimo del 3% di altri vitigni ammessi in Piemonte. Il disciplinare prevede tre tipologie: il vino rosso fermo (detto anche "tappo raso"), lo spumante con il caratteristico tappo a fungo e il passito ottenuto da uve appassite.
Lo spumante viene solitamente prodotto con il Metodo Martinotti in autoclave, il che preserva la freschezza aromatica dell'uva Brachetto; è ammesso anche il Metodo Classico. Il Brachetto si contraddistingue per un colore rosso rubino, un aroma marcato di rose e frutti di bosco rossi, nonché un gusto dolce con una gradazione alcolica moderata. Il Passito presenta un gusto fruttato più intenso e una gradazione alcolica più elevata. Tutto sui vini spumanti. – SUPERIORE.DE
Brunello di Montalcino DOCG
Il Brunello di Montalcino DOCG è una delle denominazioni toscane più iconiche, riconosciuta come DOC dal 1966 e come una delle prime DOCG italiane in assoluto dal 1980. Viene prodotto esclusivamente nel comune di Montalcino, in provincia di Siena, e deve essere composto al 100% da Sangiovese, qui tradizionalmente chiamato "Brunello". La resa massima delle uve è di 80 quintali per ettaro; la vinificazione e l'affinamento devono avvenire all'interno della zona DOCG.
Il disciplinare prevede almeno 24 mesi di affinamento in botti di rovere e quattro mesi in bottiglia. Il vino può essere immesso in commercio solo a partire dal 1° gennaio del quinto anno successivo alla vendemmia. Per la Riserva sono previsti sei mesi di affinamento in bottiglia e un anno in più di attesa. Sono caratteristici un colore intenso che va dal rosso rubino al rosso granato, una struttura tannica solida e un elevato potenziale di invecchiamento; l'aggiunta della dicitura "Vigna" è prevista dal disciplinare. Tutto sui vini Brunello. – SUPERIORE.DE
Brut
Il termine "Brut" indica uno spumante con meno di 12 grammi di zucchero residuo per litro e rientra tra le indicazioni più comuni della scala di dosaggio. La denominazione è definita giuridicamente in base al contenuto di zucchero, non in base a un'impressione gustativa uniforme.
All'estremità inferiore, la denominazione "Brut" si sovrappone a quella di "Extra Brut": un vino spumante molto secco può rientrare analiticamente in entrambe le categorie, ma sull'etichetta viene utilizzata solo una delle denominazioni consentite. Un "Brut" con pochi grammi di zucchero residuo può quindi risultare nettamente più secco di uno che si avvicina al limite massimo. Tutto sui vini spumanti. – SUPERIORE.DE